Vedani: «Sui rincari dell'alluminio pesa anche la decarbonizzazione»
l'intervistaLuca Simeone/ paviaNemmeno chi lavora alluminio «secondario», cioè riciclando quello proveniente da altre produzioni, è al riparo dalla tempesta sui prezzi delle materie prime. Come mai, Marco Vedani, direttore generale della Intals di Parona che ricicla appunto l'alluminio?«L'alluminio secondario è più economico del primario, ma il prezzo del rottame sale comunque in funzione di quello del primario, raddoppiato rispetto a un anno fa. Non si vedono per ora i presupposti per un ritorno veloce ai prezzi pre-pandemia, a meno di shock recessivi da aumento dei tassi di interesse e incapacità del mercato di assorbire un'inflazione elevata».In particolare a cosa è dovuto l'aumento dei prezzi dell'alluminio?«A tre fattori. Anzitutto al balzo dei prezzi dell'energia, visto che la produzione dell'alluminio primario è fortemente energivora. In Europa in attesa di uno storno del prezzo dell'energia c'è stata una riduzione di 500mila tonnellate di capacità di alluminio. E su questo si innesta il pericolo di guerra tra Russia e Ucraina.In che modo?«Le sanzioni verso la Russia, che produce 3 milioni di tonnellate di alluminio primario, porterebbero a un ulteriore calo di disponibilità della materia, dando un'altra spinta ai prezzi. E questo a prescindere dal fatto che la guerra ci sarà o meno: i mercati si muovono su basi psicologiche». Il terzo fattore?«Per anni il prezzo dell'alluminio è stato abbastanza basso, dal punto di vista della redditività degli investimenti dei grossi player internazionali. Ora che invece è tra i metalli che verranno usati in grandi quantità per i progetti di trasformazione energetica e recovery plans - pannelli solari, auto elettriche, cavi per energia, pale eoliche, efficientamento energetico degli edifici attraverso il cambio dei serramenti - le aspettative sono di una domanda in salita e di un deficit con l'offerta».Quali sviluppi ci possiamo aspettare?«A meno che non scoppi la guerra, è difficile pensare che si salga molto oltre questi valori, ma bisognerà abituarsi a livelli diversi rispetto agli ultimi dieci anni. Questo però in un modo o nell'altro arriverà al consumatore perché le aziende non possono assorbire tutti gli aumenti. Il tema più importante resta quello dell'energia e non si risolve solo con gli aiuti di stato, che danno un aiuto momentaneo: va pensato in un'ottica europea. La crisi del gas con la Russia si è innestata su rialzi già presenti a causa di una "decarbonizzazione" ideologica e non adeguata ai tempi necessari per una riconversione verso fonti di produzione di energia alternative». --