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Niccolò Carratelli / Roma Basta proroghe e rinnovi automatici, dal 2024 tutte le concessioni balneari saranno messe a gara. Ma provando a tutelare i piccoli imprenditori e chi ha fatto investimenti sul suo stabilimento. Una decisione obbligata, quella del governo, visto che una recente sentenza del Consiglio di Stato ha bocciato la proroga di 15 anni (fino al 2033) stabilita dal primo governo Conte, in quanto non compatibile con la direttiva europea Bolkenstein e con le due procedure di infrazione incassate dall'Italia per averla ripetutamente violata. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un emendamento al disegno di legge delega sulla Concorrenza, ora all'esame del Senato, in cui si precisa che le concessioni attuali, comprese quelle in proroga, continueranno a essere efficaci fino al 31 dicembre 2023. Dal 1 gennaio 2024 saranno aggiudicate tramite gara, ad eccezione di quelle già assegnate con procedure selettive a evidenza pubblica, nel rispetto delle regole Ue, che resteranno efficaci fino alla scadenza naturale, quindi anche oltre il 2023. In secondo luogo, da palazzo Chigi è uscito un disegno di legge che prevede una delega al governo per l'adozione, entro sei mesi, di alcuni decreti legislativi per riordinare il sistema delle concessioni marittime, lacuali e fluviali, quelle relative alla nautica da diporto e ai punti di ormeggio. Gli obiettivi esplicitati nella delega sono quelli di «assicurare un utilizzo più sostenibile del demanio marittimo, favorirne la pubblica fruizione e promuovere una maggiore concorrenza sulle concessioni balneari». D'altra parte, si punterà a salvaguardare chi opera da molti anni nel settore, tenendo conto «dell'esperienza tecnica e professionale già acquisita», senza però «precludere l'accesso al settore di nuovi operatori». In particolare, verrà considerata la posizione di chi, «nei cinque anni antecedenti l'avvio della procedura selettiva, ha utilizzato la concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». E saranno tutelati anche i concessionari che hanno mutui da sostenere, attivati per finanziare investimenti fatti di recente: potranno ottenere una deroga sulla durata della concessione, «per un periodo non superiore a quanto strettamente necessario per garantire l'ammortamento e l'equa remunerazione degli investimenti». Non certo per la durata del mutuo. Rassicurazioni che non bastano ad Assobalneari, che accusa il governo di «sorprendente superficialità» nell'affrontare la questione e annuncia «azioni legali e class action», perché in questo modo, spiega il presidente Fabrizio Licordari, si mandano «in rovina 30mila aziende italiane e le loro famiglie, aprendo la possibilità a grossi gruppi di investitori, soprattutto stranieri, di impossessarsi di un bene strategico come le coste italiane». I nuovi concessionari, però, si troveranno di fronte a una «clausola sociale», che - nei piani del governo - li impegnerà a «promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato dal concessionario precedente»: in sostanza, no a licenziamenti di massa dopo una nuova assegnazione. Il governo ha fissato altri criteri, che ispireranno i decreti legislativi, come quello di assicurare un «adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere», o quello di «favorire la massima partecipazione delle piccole imprese e di enti del terzo settore, con l'eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali». Nella scelta del concessionario, inoltre, peserà il «rapporto tra le tariffe proposte e la qualità del servizio», con il chiaro intento di agevolare una riduzione dei prezzi di lettini e ombrelloni. E il rispetto delle regole sulla «costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia». A proposito di accesso alle spiagge, ai fini del punteggio incideranno gli «interventi indicati dall'offerente per migliorare la fruibilità del demanio, anche da parte dei soggetti con disabilità», con un'attenzione specifica al fatto che questi interventi abbiano «il minimo impatto sul paesaggio, sull'ambiente e sull'ecosistema». --© RIPRODUZIONE RISERVATA