Il nuovo circolo di lettura I Godden incontra lo scrittore Matteo Corradini
Il gruppo di lettura I Godden ha avuto l'occasione di incontrare alla libreria Il Delfino lo scrittore Matteo Corradini e di intervistarlo sul suo romanzo Irma Kohn è stata qui pubblicato da Rizzoli a settembre 2021. Il nome del gruppo di lettura è preso in prestito da uno dei libri letti insieme, The Big Godden di Mag Rosoff, in italiano L'attimo perfetto. Così, tra i colori accoglienti della libreria e nuove pagine da divorare, abbiamo letto anche Matteo Corradini. È uno scrittore in gamba e attento al mondo dei ragazzi, ebraista e laureato in lingue orientali e dedica tempo e studi ad iniziative e ricerche sulla tragedia dell'olocausto. Irma Kohn è stata qui, ambientata a Kongsberg nel 1945, racconta di una ragazza ebrea che sfugge alla selezione per un campo di concentramento. Mentre l'armata rossa ha sfondato il fronte orientale, la tragedia della fuga di Irma si intreccia con l'allestimento di un'opera sinfonica da parte dell'orchestra ebraica nel teatro della città. Corradini ha curato sullo stesso tema anche Il sole splende ancora di Michael Gruenbaun, autobiografia dell'autore che da ragazzino si trova nel ghetto di Terezin, e Per chi splende questo lume con Virginia Gattengo, una delle ultime sopravvissute italiane ad Auschwitz.Perché hai scelto il nome Irma Kohn per la protagonista?«Qualche anno fa ho recuperato una vecchia cartolina stampata a Chicago negli anni Venti. Raffigurava una ragazza in punta di piedi che prendeva la cornetta di un telefono e lo portava all'orecchio. Faceva fatica perché aveva un naso abbastanza pronunciato e sotto questa ragazza con un bellissimo vestito giallo-oro e una cintura blu, c'era una filastrocca antisemita che diceva: "La carina e piccina Irma Kohn cercò di usare il telefono. Il centralinista le disse stai più vicina e Irma risposte no, sir". No, sir scritto come noser, ossia nasona. Questo perché gli ebrei venivano rappresentati con il nasone. Io ho deciso che se i libri servono a qualcosa, servono non solo a salvare i lettori, ma anche i personaggi e io ho provato a salvare Irma Kohn». Konisberg è una città emblematica grazie alla sua collocazione geografica. È anche la città natale di Kant. Come mai l'hai scelta per la tua storia?«Io non sono sicuro di averla ambientata lì. Il mio editore sì, ma io no. Però la scelgo perché non esiste più, oggi si chiama Kaliningrad. È un pezzo di Russia fuori dalla Russia. Con la Seconda Guerra mondiale viene rasa al suolo. Poi è una città di confine e io volevo scrivere un romanzo sui confini. Irma vive confini dentro di sè che deve superare. Anche la guerra si avvicinava ad un confine: quello con la pace. Konisberg, inoltre, è sul confine tra l'armata rossa e l'esercito nazista e la conquista della città è una conquista molto dolorosa, anche per chi vince. Volevo ambientarlo lì perché tra la città e Irma c'è pochissima differenza. Irma è la città e la città è Irma. Entrambe vivono su questo crinale pericoloso. La città non si salva e Irma non lo sappiamo».A proposito di questo non raccontare tutto: nei tuoi libri molti dettagli non vengono mai svelati. «È vero. Tante cose le tolgo. Quando Irma Kohn è nato aveva una cinquantina di pagine in più e poi è diventato più magro. Penso che il lettore sia una persona intelligente e che ogni scrittore serio debba metterlo un po' nei guai. Il mio modo è lasciargli credere cose che in realtà non sono. Qui ci sono persone che non si capisce se sono buone o se sono cattive. Come la questione dello Judernrat, i consigli ebraici che erano costretti dai nazisti a scrivere le liste degli ebrei da deportare. È una realtà esistita davvero e non è presente in nessun libro per ragazzi. In quella situazione la morale si adatta ad un mondo più crudele. E non capisci dove sta il confine del bene e del male. L'uomo è stato messo alle strette dalla storia e ha reagito così».Il libro ha una scrittura che richiama il teatro. Quanto contano le esperienze di regia teatrale?«Alla fine del 2019 avevo in mente di scrivere di questa storia, avevo già in testa la trama e alcuni personaggi. Quando nei primi mesi del 2020 mi viene chiesto di portare in scena uno spettacolo io propongo Irma Kohn. Poi c'è stata la pandemia e lo spettacolo è stato rimandato. Verrà fatto quest'anno e nel mentre io mi sono ritrovato con un libro cominciato e con uno spettacolo teatrale impostato e ho deciso di scrivere il libro usando la tecnica che usavo per lo spettacolo teatrale». Nel libro non è mai citato direttamente né il titolo né l'autore dell'opera di Pierino e il lupo, che durante il libro l'orchestra allestisce. Perché?«È un'opera bellissima che mi è servita a costruire la struttura di Irma Kohn. Irma, che nel bordello viene chiamata Petronilla, è Pierino, la nonna è il nonno. Poi ci sono Branta e Maise: Branta in latino vuol dire oca e Maise cinciallegra in tedesco e rappresentano l'uccellino e l'anatra. Wolf e Kat sono abbastanza ovvi, il lupo e il gatto. Diana, come la dea della caccia e Jager, cacciatore in tedesco, sono i cacciatori. La struttura è quella di Pierino e il lupo, tant'è che Irma Kohn non ne può più ed esce dallo steccato e va a cercare il lupo e di sicuro il lupo cerca lei. Ho voluto giocare un po' su questo parallelismo». --Lorena Gjyli