Ruspe al lavoro nel Ticino in secca per spostare ghiaia dall'imbarcadero
PAVIARuspe al lavoro nell'alveo del Ticino, all'altezza dell'imbarcadero Ravizza, per spostare sabbia e ghiaia e consentire alle barche di scendere in acqua. Interventi autorizzati, ma che mettono in allerta i borghigiani e comitato di tutela del fiume. Residenti che lanciano l'allarme e sottolineano le possibili conseguenze, legate allo spostamento di migliaia di metri cubi di materiale, e chiedono lo stop. Perché quella sabbia e quella ghiaia, tolte dal letto del fiume, verranno trascinate a valle per poi accumularsi vicino ai piloni del ponte o nelle buche del fondale, formando dighe sommerse che potrebbero ostacolare il deflusso delle acque del fiume Ticino. i timoriSe Enrico Bergonzi, presidente del "Comitato Attenti al Ticino", parla di «modifiche sostanziali e pericolose dell'alveo», Stefano Schinelli, borghigiano, sottolinea che «gravi rischi per la salute del Ticino e delle sue rive» e ricorda quell'isolotto di sabbia che si è recentemente formato dopo il ponte Coperto, in un punto in cui il fiume era profondo cinque metri. «Lì c'era il Cristo del fiume, alto 1,5 metri - avverte Schinelli - ora è completamente sepolto». Gli scavi che proseguono da anni hanno contribuito a modificare il corso. «Aipo autorizza gli interventi perché la normativa consente di spostare la ghiaia senza rimuoverla - spiega Bergonzi - assurdo rilasciare permessi senza conoscere la morfologia dell'alveo e senza informazioni precise. Andrebbe invece redatto uno studio idrologico, per simulare il comportamento del fiume in secca, in condizioni normali o nei momenti di piena». Il presidente del comitato sottolinea la necessità di realizzare una sorta di «piano regolatore del fiume». «Aipo dovrebbe avere le risorse per dotarsi di un piano completo - chiarisce -. Perché è legittimo rilasciare autorizzazioni a privati che hanno interesse a creare le condizioni per mettere in acqua le barche, ma solo se si conoscono le conseguenze». Il presidente spiega che i rischi sono l'erosione di sponde che prima non erano toccate dalla corrente e, in caso di piena, il deposito di materiale in punti dove prima non si depositava. «Queste escavazioni potrebbero creare danni irreversibili». Sulla stessa linea Schinelli: «La ghiaia, invece di essere spostata nel centro del fiume, potrebbe essere collocata lungo le rive, rafforzando le sponde che stanno cedendo. Queste operazioni si ripetono ogni anno con ripercussioni negative. La corrente viene deviata, le rive sul lato del Vul e del Borgo basso stanno cedendo. Prima viene smossa la sabbia che scende a valle e riempie le buche del fondale, po la ghiaia. E così, dove un tempo il Ticino era profondo 5 metri, ora c'è una spiaggia. Tra dieci anni la situazione potrebbe essere disastrosa».--Stefania Prato