Senza Titolo
l'analisiAnna ZafesovaQuella tra Russia e Cina è una «amicizia senza limiti», annunciano Vladimir Putin e Xi Jinping da Pechino. Il primo giorno delle Olimpiadi invernali diventa per il leader cinese non solo il momento di una vittoria di immagine, ma anche di quella che la dichiarazione congiunta firmata ieri dai due presidenti proclama «una nuova epoca nelle relazioni internazionali». Un documento lunghissimo e molto dettagliato, attraverso il quale la Cina fa il suo ingresso nello scontro intorno all'Ucraina - così come, un mese prima, si era schierata in un'altra crisi nello spazio postsovietico, nel Kazakhstan - per schierarsi a fianco del padrone del Cremlino e chiedere alla Nato di non allargarsi per includere altri Stati ex sovietici. Xi appoggia anche l'ultimatum lanciato da Putin agli Usa, quello in cui la Russia chiede «garanzie di sicurezza» da quello che ritiene un accerchiamento ostile. I due leader condividono anche la paura delle «rivoluzioni colorate» come frutto di «ingerenze esterne» - Kiev e Hong Kong non vengono menzionate esplicitamente, ma l'allusione è chiara - da combattere «incrementando la cooperazione» tra Cina e Russia. Washington e Bruxelles stanno ancora aspettando la reazione ufficiale di Mosca alla loro risposta all'ultimatum contro la Nato - il segretario generale dell'Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg ieri ha detto che Putin può rispondere «senza limiti di tempo» - e quella che arriva da Pechino può essere considerata una sorta di replica "asimmetrica". Xi e Putin infatti fatto una dichiarazione di intenti, ma anche di valori: negano all'Occidente il diritto di giudicarli e condannarli in quanto autoritari, e dichiarano che la Russia e la Cina hanno «profonde tradizioni democratiche basate su un'esperienza millenaria». Un'affermazione spiazzante da parte di un regime repressivo come la Russia e di una dittatura con partito comunista unico come la Cina, ma il documento firmato dai due leader sostiene che ci possano essere «forme nazionali specifiche» di democrazia, e che i loro popoli sono «convinti di aver scelto la strada giusta». Una visione della democrazia molto "specifica", e infatti Xi e Putin si dichiarano contrari a quello che chiamano «abuso di valori democratici», in quello che è il vecchio leitmotiv dei due Paesi, dalla Cecenia al Xinjinang: le violazioni dei diritti umani e delle regole democratiche sono un loro affare interno, che la comunità internazionale non può discutere o condannare. Putin aveva già proclamato la «svolta verso l'Est» nel 2014, dopo l'annessione della Crimea e la rottura con l'Occidente che l'aveva costretto a frequentare più Pechino - dove è sempre stato bene accolto - che le capitali europee e Washington. Ora l'alleanza tra Cina e Russia si rinnova in una chiave esplicitamente antiamericana, tra due leader in difficoltà: Putin è l'ospite più altolocato nella tribuna dei vip di Pechino che i capi di Stato occidentali hanno scelto di boicottare, e diventa di ghiaccio quando vede sfilare la delegazione ucraina. A Kiev intanto continuano ad arrivare aiuti militari e manifestazioni di solidarietà internazionale, e forse non è casuale che la dichiarazione congiunta di Xi e Putin constata la solidarietà praticamente su tutti i dossier che li preoccupano, con una visibile eccezione: i russi promettono di non riconoscere l'indipendenza di Taiwan, i cinesi restano muti sull'annessione della Crimea, che non hanno mai riconosciuto come territorio russo. Finora infatti Pechino aveva tenuto una cauta distanza dallo scontro del Cremlino con l'Occidente, probabilmente per evitare rischi in caso di escalation. Stoltenberg ieri ha infatti ribadito di nuovo che la Russia pagherà per un'invasione dell'Ucraina un «prezzo pesantissimo». E ha replicato a Xi e Putin che nessuno può mettere il veto sull'adesione alla Nato. «Sono scelte sovrane di nazioni sovrane, non si torna al tempo delle sfere di influenza in cui le grandi potenze decidevano cosa i vicini più piccoli possono e non possono fare», ha aggiunto, lasciando comunque aperta la porta per un dialogo strategico «senza restrizioni» con Mosca, il giorno che volesse riaprirlo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA