Il cancro si può battere Fabio Ciceri descrive le nuove frontiere dell'immunoterapia

L'INTERVISTARoberto LodigianiLa sconfitta del cancro non è lontana. Fabio Ciceri, oncoematologo e primario dell'ospedale San Raffaele di Milano, docente dell'Università Vita e Salute oggi sarà al collegio Ghislieri di Pavia per presentare il libro, "Come batteremo il cancro" (Raffaello Cortina Editore), scritto con la giornalista e divulgatrice scientifica Paola Arosio, che fa il punto sui grandi progressi dell'immunoterapia anti-tumorale e su ciò che ancora manca per tagliare il traguardo. «Questo libro ha sostanzialmente due obiettivi - spiega il professor Ciceri - raccontare l'evoluzione del concetto di immunoterapia nella cura del cancro, partendo dai presupposti biologici e lungo la storia del trapianto di midollo - la forma piu consolidata di immunoterapia - fino alla manipolazione estensiva dei linfociti; raccontare le storie di persone malate e-o guarite dal cancro e la storia degli attori scientifici e clinici di queste innovazioni, in un contesto generale nel quale le persone, purtroppo, non sono più al centro dell'attenzione. Una storia di storie, insomma».Quali sono le difficoltà ancora da superare?«Le esigenze regolatorie dettate dall'Ente europeo del farmaco (Ema), hanno imposto l'applicazione alle terapie biologiche di concetti molto stringenti che derivano dal settore della produzione di farmaci chimici; questo ha comportato una sovrastruttura di standard di qualità che in realtà non aggiunge garanzie proprio sul piano della sicurezza/efficacia, ma ingessa i progressi di innovazione scientifica e biotecnologica, esigendo costi elevatissimi che solo l'industria può sostenere. Esistono già farmaci molto efficaci, ad esempio contro la talassemia, sviluppati da un'azienda farmaceutica americana, ma che costano due milioni di euro a paziente e che, inevitabilmente, sono stati ritirati dal mercato europeo».La sfida futura?«Non può che essere quella della sostenibilità dello sviluppo scientifico, sul fronte della manipolazione genetica e della messa a punto di nuove tecnologie».Ci spiega che cosa si intende per editing genetico?«L'editing genetico consiste, sostanzialmente, nell'eliminare geni in modo selettivo e inserirne di nuovi, questo permette di manipolare alcune funzioni dei "killer" immunologici rendendoli ancora piu efficaci nell'aggressione ai tumori. I tumori solidi sono resistenti a queste terapie perchè hanno delle molecole che li proteggono, inibendo la funzione dei linfociti killer; il prossimo passo dovrà consistere proprio nel rendere le terapie efficaci anche in questo vasto potenziale di bisogno di cura dei tumori solidi»I tempi per arrivarci? Sarà decisivo il prossimo decennio ?«Sono ottimista, a patto che si instauri un dialogo costruttivo e responsabile tra l'accademia che sviluppa l'industria biotecnologica e gli enti regolatori che stabiliscono i requisiti di qualità, che si traducono in costi. Costruire insieme un sistema regolatorio essenziale è l'unica chiave per arrivare a costi sostenibili dei farmaci»Il Covid ha distolto risorse ed energie?«In realtà ha aiutato, perchè ci ha riportato all'importanza del sistema immunitario nel tenere sotto controllo le infezioni; l'apparato vaccinale ha molte sinergie con lo sviluppo delle terapie anti-cancro. E non è utopia pensare di poter arrivare a un vero e proprio vaccino»I progressi dell'ultimo quindicennio?«Sono stati davveroenormi. Penso alla terapia "CART" per la cura della leucemia linfoblastica del bambino e di linfomi aggressivi, che ha permesso la guarigione di pazienti che prima non avrebbero avuto alcuna speranza. Ci sono stati casi di masse tumorali di decine di centimetri eliminate senza lasciare traccia in poche settimane dopo le inf usioni di linfociti CART. Ora siamo in grado di guarire circa metà dei pazienti altrimenti incurabili, un risultato straordinario». --© RIPRODUZIONE RISERVATA