Mede, nuove "bordate" tra alpini sulla sede e sul conto del gruppo
La polemica«L'associazione "Gruppo alpini generale M. O. Franco Magnani", dopo la fuoriuscita dal gruppo di Mede, ha acquistato i beni e la sede del gruppo con rogito notarile nel 2002». Lo precisano Renato Rota e Franco Valisi in risposta alla posizione di Gian Pietro Manfredi e Alessandro Carrera: da mesi le due anime delle penne nere medesi si scontrano a più livelli. Discordia anche sul conto corrente stipulato nel 2011 con il Banco Bpm: Rota agì in veste di legale rappresentante solo dell'associazione e non del gruppo alpini di Mede, privo della capacità negoziale che avrebbe acquistato solo nel 2015 in seguito a una modifica dello statuto. «Il Tribunale di Pavia, sulla richiesta di sequestro del Banco Bpm - spiegano Rota e Valisi - non ha emesso alcuna sentenza, come sostengono Manfredi e Carrera, ma una semplice ordinanza, sempre modificabile, la cui motivazione si è basata sull'aver attribuito il codice fiscale al gruppo di Mede anziché all'associazione. Il Tribunale ha trascurato di rilevare che nel 2011 il gruppo non poteva avere un codice fiscale, non potendo stipulare un conto corrente in quanto, appunto, privo di capacità negoziale. Ora il gruppo di Manfredi si vanta di essersi appropriato della somma sul conto corrente, ma di ciò dovrà rispondere il Banco Bpm, perché, se il Tribunale ha respinto il sequestro, il Banco avrebbe dovuto agire a bocce ferme senza permettere che il gruppo prendesse i soldi del conto corrente». Inoltre, «il gruppo di Manfredi si fregia impropriamente della denominazione "Generale M. O. Franco Magnani", che appartiene all'associazione per volere del figlio del generale». Associazione che «può operare senza vincoli di territorialità anche a Mede pur non usando loghi dell'Associazione nazionale alpini». --Umberto De Agostino© RIPRODUZIONE RISERVATA