I "fantasmi" cacciati dal San Matteo che vivono in strada per non separarsi

la storiapaviaGiovane lei, giovanissimo lui. Sono due dei tanti senzatetto di Pavia che alla notte cercavano riparo negli anfratti meno freddi del San Matteo e che ora non possono più accedervi dopo le lamentele giunte che hanno portato a controlli molto più rigidi. I due, che sono fidanzati, hanno rifiutato qualsiasi accesso ai dormitori cittadini, perché non vogliono separarsi neanche per la notte. Hanno paura di ciò che potrebbe accadere al partner. Ma desiderano raccontare la loro storia, per far capire, dicono, che non tutti i "senza fissa dimora" sono attaccabrighe e combinano danni. «Per colpa di pochi siamo andati di mezzo tutti - spiegano - non è vero che lasciavamo sporchi i bagni e gli ambienti dove dormivamo. Anzi, quando uscivamo erano più puliti di quando eravamo entrati. Non siamo animali solo perché viviamo per strada, anzi molti di noi stanno attenti alle condizioni igieniche, soprattutto adesso. Noi siamo vaccinati con la terza dose e teniamo molto alla salute nostra e degli altri». I due chiedono di rimanere anonimi, perché hanno paura di ritorsioni. Ma si raccontano senza problemi. Lei è diplomata, lui ha frequentato anche il Dams di Bologna prima di perdere tutto e finire per strada. Lei per amore lo ha seguito e si è allontanata dalla famiglia. Alle spalle due storie di tossicodipendenza e di sofferenza. E qualche lavoretto sporadico, che naturalmente non basta neppure per pagare l'affitto di un monolocale.«Senza lavoro non puoi trovare casa e viceversa - raccontano - è la classica storia del cane che si morde la coda. Almeno quando potevamo dormire nei bagni del San Matteo avevamo l'acqua calda per poterci lavare un po'. Ora neppure quello. Ci manca tutto». Il problema maggiore è trovare riparo da che fa notte fino alle sei della mattina, ora che il freddo penetra nelle ossa. I due fidanzati al momento vanno in quell'unica parte della stazione di Pavia che resta accessibile. «Vicino al market, ovviamente è l'area più fredda perché le altre vengono chiuse - dicono - abbiamo il sacco a pelo, ma a volte è davvero dura resistere. E poi devi dormire stringendo lo zaino con tutto ciò che ancora abbiamo, con la paura che qualcuno ti derubi. Ci è già capitato. È durissima».Alle sei di mattina lasciano la stazione e vanno al pronto soccorso per caricare il cellulare, quindi alle 7.20 si recano al Sert per ricevere la terapia che stanno seguendo e alle 9 raggiungono il centro In&Out che li accoglie fino al pomeriggio. E si danno da fare se c'è bisogno un aiuto, lei spesso cucina per tutti. Alla chiusura prendono il treno e vanno a Milano, a mangiare all'Opera San Francesco per poi far ritorno a Pavia per la notte in stazione. Una giornata scandita, ma che non offre futuro. Sono loro stessi a definirsi "fantasmi". «Abbiamo preso più volte la febbre, in queste condizioni -raccontano- e poi guarire è difficile, perché la notte successiva sei ancora al gelo. In estate è accettabile, ci sono tante zanzare ma almeno non fa freddo. Così cerchiamo una casetta abbandonata da qualche parte e ci organizziamo con coperte e vestiti. Sarebbe bello se qualcuno ci offrisse un posto per dormire nei mesi invernali. Però consentendoci di stare insieme. Abbiamo sofferto già tanto in passato per situazioni di solitudine. Ora che ci siamo trovati non vogliamo più lasciarci». --Daniela Scherrer