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VogheraCome far vivere i terreni abbandonati della collina e della montagna appenninica dell'Oltrepo, fra costi e benefici ambientali. «Il mondo agricolo, in quanto parte integrante del paesaggio, deve farsi trovare pronto accogliendo buone pratiche per la gestione sostenibile del territorio», dice Filippo Pozzi, agronomo e paesaggista di Borgo Priolo e docente al liceo "Golgi" di Broni. L'agricoltura, soprattutto nelle aree marginali, si sta evolvendo con un approccio alla sostenibilità ambientale. «La conservazione dei luoghi di vita - prosegue Pozzi, consigliere neoeletto dell'Ordine dei dottori agronomi e forestali di Pavia, Milano, Lodi e Monza - si riflette sulle attività quotidiane dell'uomo: l'esempio più concreto riguarda i dissesti idrogeologici, un problema sempre più frequente. Assicurando un corretto deflusso delle acque con una logica di manutenzione programmata da parte degli agricoltori, in primis in quanto custodi del paesaggio, si limiterebbero i danni al territorio che si ripercuotono come costo sulla collettività. Dunque è auspicabile che il mondo agricolo adotti le tecniche dell'ingegneria naturalistica che prevedono l'utilizzo di piante come alternativa al cemento, negli interventi anti-erosivi e di consolidamento. Questi accorgimenti vanno anche a beneficio della fitta rete di sentieri, un'ulteriore risorsa per il paesaggio e per l'economia locale dell'Oltrepo, che risulta cruciale per lo sviluppo di una mobilità dolce e del turismo sostenibile».Un mosaicoOggi l'Oltrepo si mostra come un grande mosaico fatto da tante tessere di varia natura, composto da molte realtà agricole. Si passa dalla più tradizionale azienda vitivinicola a prodotti di nicchia come lo zafferano, la lavanda e il miele: inoltre, piccole realtà riescono a conservare con successo cultivar antiche come la pomella genovese, il mais ottofile e la patata del Brallo, oltre all'allevamento della razza varzese. A ciò si aggiunga l'avanzata del bosco per cause naturali: nel triennio 2016-2018 si è avuto un incremento medio annuo pari a 4.917 ettari. Il valore è superiore rispetto alla precedente cifra di 1.059 ettari. «Con l'avanzata del bosco - prosegue Pozzi - si rendono necessari una corretta gestione e un utilizzo sapiente di questa risorsa dato che parallelamente aumenta la superficie dei terreni agricoli abbandonati. Solitamente questi due processi concorrono alla perdita di biodiversità: il bosco necessita di cure adeguate e i terreni agricoli in abbandono spesso vengono colonizzati da piante alloctone invasive». L'Oltrepo sta diventando una realtà sempre più emergente e una meta ambita dai turisti grazie al patrimonio paesaggistico, complici la pandemia e una campagna di marketing territoriale capillare originata da iniziative private e indipendenti tra loro. Dopo il primo confinamento di due anni fa, in generale si è assistito a un maggior interesse per gli spazi aperti e per le case di campagna e l'Oltrepo non fa eccezione. Molti cittadini, forse esasperati dai ritmi insostenibili e dalla vita troppo frenetica, hanno deciso di trasferirsi in pianta stabile o di acquistare seconde case. «Molti acquirenti - conclude Pozzi - sono stati colpiti dal nostro paesaggio, che tutto sommato è rimasto inalterato rispetto ad altre zone geografiche più conosciute: da un lato, abbiamo luoghi ancora incontaminati e, dall'altro, siamo più fragili sulla qualità delle infrastrutture e dei servizi». --Umberto De Agostino