Quirinale, la grande chance di Berlusconi
Per sapere, bisognerà aspettare ancora. Ieri, come annunciato, gli alleati del centrodestra si sono incontrati con Berlusconi nella sua villa sull'Appia, ma la partita non si è chiusa: il cavaliere non intende mollare, questo sì, anzi pretende che la coalizione gli confermi il sostegno; Meloni, Salvini & C. giurano e spergiurano che glielo daranno, senza defezioni, ma gli chiedono di sciogliere la riserva, insomma di scendere ufficialmente in campo. Ieri non è successo, se ne riparlerà la prossima settimana. Perché?Per tentare davvero la conquista del Quirinale, Berlusconi vuole essere sicuro di avere il consenso necessario. Dalla quarta votazione in poi per eleggere il successore di Mattarella basteranno 505 voti, la maggioranza semplice, e non più i due terzi dei grandi elettori. Il centrodestra ne ha a disposizione 480, ma considerando le inevitabili defezioni nel segreto dell'urna, per essere tranquilli del risultato servono altri cinquanta voti o giù di lì. Che Berlusconi sta minuziosamente cercando, contattando a uno a uno i parlamentari in bilico o timorosi di andare a casa nell'eventualità di elezioni anticipate. L'ha chiamata "operazione scoiattolo" e la conduce con l'aiuto di un centralinista d'eccezione, Vittorio Sgarbi, e del suo telefonino: «Pronto, onorevole, c'è qui accanto a me il presidente Berlusconi che vorrebbe salutarla...».La raccolta procede, pur se con difficoltà. Ma un fatto è certo: servendosi ancora una volta dei trucchi del grande pubblicitario e comunicatore, Berlusconi si è dato talmente da fare, come uno scoiattolo che salta da un ramo all'altro e addenta questa o quella noce, che la sua candidatura sbandierata, promessa, minacciata, vera o fasulla che sia, destinata a farlo correre davvero o solo a precostituire per lui un ruolo da king maker, è divenuta qualcosa di molto concreto, con la quale dover comunque fare i conti.In quanto a Berlusconi, lui i conti deve farli dentro e fuori l'alleanza. Il primo pericolo è nel Parlamento dei 130 cani sciolti del gruppo misto e dei feroci franchi tiratori che prima promettono e poi fanno come gli pare; il secondo è tra i suoi stessi compagni d'avventura. Meloni e Salvini temono che l'operazione non riesca, e che un fallimento trascini nel baratro anche loro, buttando alle ortiche la loro prima grande occasione di indicare il nuovo Capo dello Stato, alla vigilia poi di elezioni politiche che sanciranno anche il nuovo leader del centrodestra.Il vertice di ieri cambia gli scenari. Allontana, se non brucia del tutto, l'idea di scegliere subito un nome condiviso per il Quirinale alla quale lavorano sia Enrico che Gianni Letta (questi consiglia a Berlusconi di rinunciare e di convergere su un nome non divisivo). Se fino a ieri, poi, era Salvini ad avere in mano il pallino, ora è Berlusconi a dettare i giochi: o si convincerà che può farcela davvero, o sarà lui a suggerire un candidato pescato nel centrodestra, ma non inviso al centro sinistra, diventando così il regista dell'operazione Quirinale 2022. È la sua più grande occasione. Forse l'ultima per capire cosa davvero è giusto fare. --© RIPRODUZIONE RISERVATA