Quella frase che ripeteva ai figli «Mi raccomando, abbiate giudizio»

il raccontoMaria Corbi / romaC'erano don Milani, David Maria Turoldo, Giorgio la Pira ieri nella basilica di Santa Maria degli Angeli per l'ultimo saluto a David Sassoli; le loro parole, la loro eredità hanno occupato lo spazio, le menti, i cuori. Un memo sotteso, commovente e severo di come dovrebbe essere la vita di un cattolico, chi fa della sua fede una missione sociale prima che politica. Maestri di vita per il presidente del Parlamento europeo a cui ieri hanno reso omaggio le istituzioni italiane ed europee - in prima fila il presidente Sergio Mattarella, Mario Draghi, Ursula von der Layen e Charles Michel - ma anche tanta gente comune arrivata per salutare «uno di loro», «quel compagno di banco pronto ad aiutare che ciascuno di noi avrebbe voluto», come ha detto nella sua omelia il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, animatore della comunità di Sant'Egidio, amico sin dai tempi del liceo.Quanta potenza scatena la fine di un giusto, di un mite. Lo avevamo già visto quando se ne è andato un altro «compagno di banco», Fabrizio Frizzi che aveva riempito piazza del Popolo. La forza della mitezza, della buona educazione, della tolleranza, dell'empatia, qualità che la politica derubrica a debolezza. «Sceglievi parole pacate e calibrate, le scagliavi come un arciere nel nostro cuore, parole che hanno modellato il nostro Paese e l'Europa, parole che profumano di fraternità» ha detto padre Francesco Occhetta, gesuita e politologo, nel ricordarlo. Quanto stupore per un uomo che non è stato cambiato dal potere, che ha mantenuto l'equilibrio e anche gli affetti, una famiglia unita, tanti amici. La moglie di Paolo Giuntella con cui Sassoli ha condiviso il percorso dell'associazionismo cattolico, legge dal libro della Sapienza. I figli di Massimo De Strobel, compagno di scout e collega alla Rai, omaggiano questo zio acquisito con cui sono cresciuti nella casa di Sutri, piccolo borgo laziale (qui è stato sepolto) ascoltando le storie «epiche» di scoutismo.Le sorelle gli dedicano nelle intenzioni ricordi colmi di riconoscenza per aver sempre tenuti tutto e tutti insieme. Come fa anche l'amico Giovanni Bachelet che vorrebbe condensare una vita insieme nel poco tempo di una intenzione. Tra i banchi della basilica politici italiani ed europei. C'è il premier della Spagna Pedro Sanchez, poco più in la Romano Prodi che ascolta la funzione con gli occhi chiusi, perso nei ricordi, nella preghiera, nelle note di Bach che moltiplicano la commozione. Ci sono i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati. Antonio Tajani, Mara Carfagna, Raffaele Fitto, Enrico Letta. Una perdita collettiva con il potere di unire, di mostrare, anche se solo per una manciata di ore, quanto l'ascolto, la tolleranza, siano potenti. Capaci di abbattere muri e creare ponti, come è stato ricordato ieri dall'altare dal cardinale Zuppi: «David era un uomo di parte e anche un uomo di tutti, la sua parte era quella della persona: per lui la politica doveva essere per il bene comune. Ecco perché voleva un'Europa unita con i valori fondativi, e ha servito perché le istituzioni funzionassero. Non ideologie ma ideali, non calcoli ma una visione».Alessandra, la moglie, testimonia la loro storia d'amore così lunga e troppo breve. «Ci siamo cercati e trovati tra i banchi di scuola e da allora abbiamo camminato insieme, fino ad oggi. Ti ho e ti abbiamo sempre condiviso con altri, tra famiglia e lavoro, tra famiglia e politica, tra famiglia e passioni. Altri luoghi in cui hai costruito con tenacia il tuo modo di essere e di vivere. Ma questa mancanza, questo tuo vivere con gli altri, oggi torna a noi in tutta la sua forza. Nelle fila di persone che vogliono salutarti, nei tanti biglietti lasciati sul portone di casa da parte di tanta gente».David Sassoli sapeva che era arrivato il momento nonostante, ha ricordato la moglie «noi giocavamo a nasconderci dietro mille parole. "Ho avuto una vita bella, ma finirla a 65 anni è presto", mi dicevi solo due settimane fa. Troppo presto, sì, per le tante cose che avevamo ancora da dirci, le cose che pensavamo per il futuro dei nostri figli. Ma le faremo ancora. Distanti, ma più vicini di prima». Il successo di Sassoli si misura con la sua coerenza, i suoi ideali, il suo lavoro ma soprattutto con i suoi figli a cui è riuscito a trasmettere valori e forza. Livia legge brani dell'ultimo saluto del padre trasmesso sui per le feste di Natale. Giulio ricorda l'ottimismo e l'empatia del padre: «Quando incontravi qualcuno oltre buongiorno dicevi "evviva" come se già incontrarsi fosse una vittoria». Ma anche quel monito - «mi raccomando giudizio» - ripetuto come un mantra negli anni della loro crescita. E le tre parole che hanno caratterizzato il vocabolario pubblico e privato del loro papà: dignità, passione e amore, «parola che ripetevi come un grido come un' esortazione. Fino alla fine ci hai parlato di speranza. Buona serata papà e mi raccomando giudizio». --© RIPRODUZIONE RISERVATA