Senza Titolo

Presentato in Concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, giovedì nelle sale pavesi - programmato al The Space di Montebello, al Politeama di Pavia - arriva "America Latina", il nuovo film di Fabio e Damiano D'Innocenzo che avrà come grande interprete Elio Germano, già presente nel precedente "Favolacce" diretto dai due fratelli registi (uscì nelle sale nel 2020).«Abbiamo scelto di raccontare questa storia perché - hanno dichiarato i fratelli D'Innocenzo - era semplicemente quella che ci metteva più in crisi, come esseri umani, come narratori e come spettatori».Quello che accade a Germano, che qui veste i panni del dentista Massimo Sisti (titolare di uno studio che porta il suo nome) sconfina nell'assurdo. L'uomo, gentile e pacato, vive nel premio che si è guadagnato grazie a un'esistenza improntata all'abnegazione, alla professionalità e alla correttezza: una splendida villa immersa nel silenzio e abitata dall'amore che la moglie Alessandra (Astrid Casali) e le giovani figlie Laura (Carlotta Gamba) e Ilenia (Federica Pala) gli donano ogni giorno. Un giorno però Massimo scenderà in cantina e la sua vita verrà sconvolta da qualcosa di imprevedibile: la tempesta dopo la quiete.È un thriller a tinte horror questo "America Latina", ben supportato dal sempre efficace montaggio di Walter Fasano (già eccellente nel "Suspiria" di Luca Guadagnino, 2018) e dalle musiche di una rock band di spessore come i Verdena. Dark, partendo dal titolo, è anche il contorno e il contenuto della storia: se "Latina" si riferisce alla città laziale - caratterizzata da paludi, centrali nucleari dismesse e tanta umidità - "America" sembra indirettamente riferirsi al cinema statunitense che, sin dalle sue origini, ha nutrito il nostro immaginario associando il tema della cantina (e del sotterraneo) all'horror psicologico. È infatti in questo luogo, che simbolicamente riflette il nostro inconscio e quindi il nostro rimosso, che i nostri mostri prendono forma.«Interrogarci su noi stessi è la missione più preziosa che il cinema ci permette - hanno raccontato i due registi gemelli - e con questo film abbiamo raccontato un uomo costretto a rimettere in discussione la propria identità». Per farlo, i D'Innocenzo hanno scelto «la via della dolcezza: questo è un film sulla luce - hanno concluso - e abbiamo scelto il punto di vista privilegiato dell'oscurità per osservarla: è una storia d'amore, e come tutte le storie d'amore quindi è un thriller». --Gi. Ar.