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Massimo righiHa le caratteristiche di un'autentica rivoluzione, che debutta quest'anno per oltre 7 milioni di famiglie e 11 milioni di bambini e ragazzi fino al 21° anno di età (nessun limite, invece, per i disabili). E, come tutti i grandi cambiamenti di questo tipo, anche l'Assegno unico e universale porta con sé una corposa serie di combinazioni, quelle che determinano la parte variabile. Il tassello più importante del Family Act rappresenta uno strumento complesso, ma la cui applicazione è legata a pochi capisaldi: il beneficio spetta a lavoratori dipendenti e autonomi con figli (compresi quelli in arrivo, a partire dal settimo mese di gravidanza), oltre a pensionati e disoccupati. L'importo medio annuo è stimato in poco più di 1.000 euro a nucleo familiare. Dallo scorso 1° gennaio è possibile presentare la domanda (266 mila nella settimana di partenza) e i primi fondi saranno accreditati a marzo. Attenzione: altra regola base è che l'assegno unico assorbe alcuni benefici che non saranno più utilizzabili, a cominciare dalla detrazione in busta paga per i figli a carico di età fino ai 21 anni.Il crocevia dei fondiLa lunga strada che ha portato alla partenza della misura sul campo ha avuto nelle risorse uno degli snodi cruciali: per il primo anno di applicazione sono previsti quasi 19 miliardi, una dozzina dei quali reperiti attingendo proprio alla cancellazione di una parte di bonus e sussidi esistenti. Il principio fondamentale, enunciato a più riprese fin dall'avvio del percorso legislativo e ribadito quando sono suonati i campanelli d'allarme su possibili iniquità, è che nessuno ci rimetterà un centesimo rispetto al regime precedente. Secondo le diverse analisi effettuate dagli esperti, l'assegno unico si rivelerà fonte di maggiori risorse rispetto a prima per il 75-80% delle famiglie, mentre sulla rimanente quota ci si divide tra chi sostiene che una parte perderà una cifra massima poco sotto i 200 euro l'anno e altri che sostengono come questo non avverrà. Una percentuale di genitori resterà invece a saldo invariato. Sicuramente, sul fronte della tutela diffusa, è stata introdotta un'apposita clausola di salvaguardia. Come dire un paracadute per evitare disparità tra vecchio e nuovo sistema, che verrà aperto grazie a un apposito stanziamento: i fondi per finanziare le garanzie ammontano per ora a 110 milioni di euro. Basteranno?Le verifiche sull'applicazioneSe si guardano i calcoli dell'Ufficio parlamentare di bilancio, è difficile. A vegliare affinché tutto proceda come da programmi, sarà l'Osservatorio nazionale sull'assegno unico, che verrà creato in seno alla Presidenza del consiglio. Spetterà al nuovo organismo considerare ogni aspetto della misura in sede di applicazione e, nel caso, segnalare le situazioni da risolvere.Il fattore IseeC'è un ultimo dato certo: gennaio si annuncia un mese cruciale non solo per la partenza del nuovo sistema, ma anche perché a tal fine andranno rinnovati milioni di Isee esistenti, mentre molti altri dovranno essere chiesti ex novo da chi ne è sprovvisto. In realtà il documento si può anche presentare in un secondo tempo, ma a più riprese i Caf hanno lanciato l'allarme, sottolineando la necessità di rivedere i termini di presentazione delle domande per l'Assegno unico. Il convoglio, però, si è messo in moto come da programmi. E fermarlo ora non è più possibile. --© RIPRODUZIONE RISERVATA