Senza Titolo
Di questi tempi abbiamo tutti una gran fame di realtà. Realtà, se possibile, impastata di legami umani e di concretezza di luoghi. Avvertiamo infatti più che mai il bisogno di riconoscere all'istante volti famigliari. E anche di incontrare visi nuovi che invece, in questa lunga traversata nella pandemia, le mascherine devono ancora proteggere e celare. Sentiamo altresì, più che mai, l'esigenza di posare lo sguardo sulla sostanziosa e nutriente concretezza dei nostri luoghi. In questi giorni in cui la nebbia ci ruba il sole e l'azzurro, i nostri luoghi ci mancano. Un velo grigio si interpone tra noi e loro. Ci sottrae i profili delle nostre città e dei nostri paesi. Gli scorci che scandiscono la nostra quotidianità. Avvertiamo il peso del loro nascondersi dietro una foschia che uniforma tutto. Elimina paesaggi e ottunde rumori. Ci immerge in una sorta di acquario dove non solo ogni esistenza, ma ogni comunità, è in ostaggio. Di uno spazio indeterminato. Di un tempo indefinito. Finisce così con l'essere annullato ogni stimolante confronto con l'ambiente circostante. La nebbia pialla via tutto. Spinge ciascuno in un limbo indistinto dove esperienza e conoscenza, responsabilità e scelta sono sottratte. Anzi, per dirla brutalmente, rubate. Bene. Anzi, male. Perché, davanti alle elezioni provinciali in corso, vivo un'analoga sensazione. Di privazione. Di smarrimento. Non è solo perché non coinvolgono più i cittadini elettori ma esclusivamente 2.500 pubblici amministratori dei nostri Comuni. E' un senso più vasto. Di allontanamento dalla concretezza. Simile a questa nebbia che ci circonda e uniforma tutto. Rendendo indistinguibile, e indecifrabile, ciò che pure è concreto e rilevante. Perché ci sta attorno. Perché ci riguarda tutti. Perché decide su molti aspetti della nostra vita quotidiana. Sappiamo benissimo che queste elezioni non riguardano solo la nostra Provincia. Coinvolgono la rappresentanza di oltre 32 milioni di italiani, chiamati a designare in modo indiretto 886 consiglieri provinciali. E 31 presidenti di Provincia. Tra cui, appunto, il successore di Poma, al vertice dell'ente e di Pavia. Un ente che, come tutti gli enti provinciali, è stato triturato sette anni fa da quella riforma Delrio pensata come un intervento transitorio. In vista del referendum costituzionale che avrebbe dovuto ridisegnare l'assetto del sistema elettorale e amministrativo italiano e ridurne i costi. Invece, come è noto, il transitorio, vista la bocciatura del referendum, è diventato permanente. Con tutte le conseguenze che, anche qui, più volte, sono state illustrate (per dettagli si vada al sito della fondazione openpolis https://www.openpolis.it/?post_series=province-terra-di-nessuno). La "campagna elettorale" provinciale, da noi, si è svolta in carenza scorante di confronto, non parliamo poi di coinvolgimento dei cittadini!, su temi fondamentali. Quali infrastrutture e trasporti pubblici, logistiche e pianificazione territoriale, emergenza fanghi e questione ambientale, futura struttura sanitaria territoriale. In compenso è andato in scena un balletto sconcertante di faide interne a un solo partito, quello che ha la maggioranza sul territorio. Tutto all'insegna del più deteriore personalismo. Dell'opacità indecifrabile di interessi e fazioni. Tanto da far rimpiangere la dura ma concreta contrapposizione di un tempo. Quando i "patriarchi territoriali" battagliavano su espliciti e confliggenti interessi. Su opposte visioni. Almeno allora la totalità degli elettori era chiamata a conoscere e decidere. Scegliendo il governo della Provincia. Ora, dalla nebbia, spunterà questa nuova "governance" della Provincia. Diradata la foschia rimarranno, quanto mai urgenti, i problemi di sempre. Quelli che coinvolgono la vita quotidiana di tutti noi. E sui quali, prima o poi, i cittadini dovranno pure dire la loro.