Fallimento Microcast il tribunale ha negato l'esercizio provvisorio
Sandro Barberis / mortaraNiente esercizio provvisorio per la Microcast di Mortara, dichiarata fallita pochi giorni fa. Una situazione che peggiora la già grave situazione dei 30 dipendenti rimasti nella sede di Mortara, ma anche dei 90 dello stabilimento di Sasso Marconi. Fabbrica in cui, tra l'altro, da pochi mesi, si erano trasferiti anche alcuni operai di Mortara. l'allarme «Il tribunale non ha autorizzato l'esercizio provvisorio pertanto, terminate le operazioni di messa in sicurezza degli impianti e dello stabilimento, tutte le lavoratrici e i lavoratori sono sospesi dal rapporto di lavoro - spiega dalla Fiom Cgil -. Occorre dare velocemente una risposta alle famiglie coinvolte». I sindacati si stanno muovendo perché «venga immediatamente attivata la richiesta di apertura della cassa integrazione per cessazione al fine di dare continuità di reddito». Inoltre i sindacati puntano anche chiedere che la curatela fallimentare si muova per trovare soluzioni per la continuità produttiva.Un aspetto, quest'ultimo, che riguarda in particolare però lo stabilimento emiliano. Già in primavera la dirigenza della Microcast, che aveva la sede legale e il primo stabilimento a Mortara, aveva annunciato la dismissione della fabbrica di Mortara. In Lomellina sarebbero rimasti solo uffici, probabilmente in una sede a Vigevano. L'azienda si occupava di lavorazioni industriali con la tecnica della fusione a cera persa. A chiedere il fallimento è stata la stessa Microcast, guidata dai vigevanesi Marco ed Andrea Di Pietro. Secondo gli ex amministratori infatti non sarebbe stato accettato il piano di risanamento. Questo nonostante l'azienda, secondo gli ex titolari, avesse già ordini per 6 milioni di euro nel 2022, circa il 70% del budget annuale. il caso in consiglio comunaleLa vicenda finirà anche in consiglio comunale a Mortara. Già lo scorso anno i dipendenti, con una situazione aziendale incerta, avevano protestato davanti al municipio. «Una situazione problematica che ho già segnalato più volte negli anni - spiega l'ex sindaco della sinistra radicale e ora consigliere d'opposizione Giuseppe Abbà -. Ora la situazione è precipitata, quantomeno bisogna parlarne in Consiglio comunale. Domani presenterò un'interrogazione». --