Senza Titolo

Guglielmo Buccheri / torinoFinita l'ultima fatica dentro al cammino verso il Mondiale del prossimo novembre, in mano ci resta una Nazionale un po' sgonfia, un po' spaesata e molto da ricreare. L'Italia non va in Qatar. Non ancora, è la nostra speranza: a fine marzo («Eviterei il Portogallo di Ronaldo», dice il commissario tecnico Roberto Mancini) via agli spareggi mai visti con una semifinale in 90' e un'eventuale finale sempre in partita secca. E per fine marzo dovremo aver ricaricato pile e autostima per dimostrarci così come ci siamo mostrati all'Europa nell'estate più imprevedibile e felice.Roberto Mancini è sereno e fiducioso. «Mi ha detto che ci rimetteremo in sella», così la mamma Marianna e alla mamma non si può mentire. Il commissario tecnico azzurro, a luglio, è riuscito nell'impresa di trasformare in straordinario l'ordinario di una gruppo, e di una squadra, normale e portata oltre i propri limiti. «Non abbiamo vinto l'Europeo a caso, ma perché lo abbiamo strameritato: sono fiducioso e - racconta il Mancio - se c'era un momento no da attraversare meglio farlo ora e non a marzo o ai Mondiali di novembre».Il momento no è quello di uno spogliatoio incapace di resettare la magia di Wembley per evitare le trappole inevitabili: il doppio errore dal dischetto di Jorginho nelle due gare con la Svizzera pesano, ma non possono dire tutto anche perché dal dischetto ha sbagliato anche l'elvetico Seferovic a Belfast privando i nostri rivali nel girone di due punti sicuri. Può dire di più, piuttosto, la riflessione di Bonucci («Abbiamo perso lo spirito dell'Europeo) e possono dire molto di più le riflessioni di Ciro Immobile. «Non ci voleva proprio, adesso giocheremo con la preoccupazione del 2017», così l'attaccante azzurro e della Lazio. Il 2017 è l'anno, o meglio, l'autunno del grande choc: l'Italia non supera la Svezia nel doppio incontro con in gioco il Mondiale in Russia e restiamo a casa. Per superare lo scoglio in agenda tra poco più di quattro mesi non sono previsti miracoli dal campionato che non darà a Mancini novità dell'ultim'ora: il gruppo è questo, l'augurio è che escano dall'infermeria tutti i degenti o lungo degenti. Senza Spinazzola abbiamo perso l'anima sulla fascia sinistra e, Spinazzola, a marzo, dovrebbe esserci. Senza Chiellini perdiamo il nostro Dna a difesa della porta e, Chiellini, dovrà preservarsi per non saltare l'appuntamento che vale la storia. In mezzo, c'è il caso Jorginho con l'architetto-regista dell'Italia obbligato ad uscire presto dall'anonimato in cui gli orrori di rigore lo hanno relegato. E in mezzo al campo deve rifiorire l'intelligenza tattica di Verratti, più fuori che dentro nella gestione Mancini per colpa dell'infermeria. E, l'attacco? Se ne è parlato a lungo, forse troppo: questa Nazionale non ha un vero numero nove e difficilmente lo avrà perché dietro ad Immobile c'è il vuoto. A marzo non si può sbagliare per non privare un'intera generazione del suo Mondiale. A marzo saremo gli stessi, ma, si spera, con una testa europea. --© RIPRODUZIONE RISERVATA