Sestili: «I casi raddoppiano decisivo fare la terza dose»

L'intervistaFrancesco Rigatelli / MILANO«Il fronte da tenere sotto controllo è quello degli ospedali, con una domanda in più rispetto all'anno scorso: con i vaccini quanti contagi possiamo permetterci senza far crescere troppo i ricoveri?». Per Giorgio Sestili, fisico romano che con Roberto Battiston ha ideato algoritmi alternativi per il calcolo dell'indice Rt, la risposta è che «purtroppo rispetto al passato il rapporto non è cambiato. I vaccini ci hanno aiutato, ma stanno perdendo efficacia. Occorre accelerare con le terze dosi per impedire che nei prossimi mesi, al crescere del contagio, la gente finisca in ospedale come l'anno scorso».Qual è la fotografia della situazione attuale?«Si vede una crescita dei contagi in tutta Europa. I vaccini ci hanno permesso di tornare a una vita quasi normale, ma la loro durata è limitata e in giro c'è la variante Delta molto contagiosa. Certo, l'anno scorso in questo periodo eravamo sui 35 mila casi giornalieri, oggi sono 7 mila, e allora c'erano 10 volte le persone di oggi in ospedale. Senza contare che per il momento l'Italia è tutta in bianco, mentre un anno fa tendeva al rosso».Quanto crescerà il contagio?«Il tasso di crescita è del 50 per cento ogni settimana, dunque ogni due settimane i casi raddoppiano. E pure il tasso è in aumento. A questo ritmo a fine novembre arriveremo a 15 mila casi giornalieri e a Natale a oltre 30 mila».Quali sono le variabili?«Il contagio potrebbe crescere di più o di meno a seconda del suo andamento e delle misure di contenimento. Tra le variabili in gioco ci sono la velocità di somministrazione della terza dose, la vaccinazione dei bambini fondamentale per ridurre i contagi, l'inasprimento del Green Pass e le zone gialle».Incidono di più i non vaccinati o il calo dell'immunità?«Ora sono più importanti le terze dosi per rinforzare la grande maggioranza dei vaccinati. Diversi studi dimostrano la riduzione della protezione nel tempo. E i dati sull'ultimo mese dell'Istituto Superiore di Sanità rivelano che i casi gravi riguardano i non vaccinati, ma il coinvolgimento dei vaccinati aumenta col crescere dell'età. Gli anziani perdono più velocemente la protezione, perché sono stati vaccinati prima e hanno meno memoria immunitaria».Come si spiega il caso Germania?«Italia e Francia sono gli unici Paesi con il Green Pass, dunque incentivano la vaccinazione e non mischiano nei locali al chiuso le persone protette con quelle non protette. Austria e Germania pagano l'introduzione in ritardo di questo meccanismo, applicato ora ai locali e non nei luoghi di lavoro, senza tamponi. I Paesi dell'Est inoltre scontano invece una vaccinazione in media sul 30 per cento».Anche in Italia bisogna togliere i tamponi dal Green Pass?«Il Green Pass funziona, ma di fronte a un peggioramento della situazione sarebbe saggio rivederne i parametri. Tra le varie misure possibili c'è quella di togliere i tamponi, tenendo presente che il Green Pass italiano vale anche per il lavoro. L'alternativa sarebbero nuove chiusure».La durata del Green Pass va rivista?«È una scelta politica, ma stando alla scienza è ovvio che dovrebbe durare sei mesi».La caduta dell'immunità è benzina sul fuoco dei No Vax?«Si tratta di argomenti complessi che non vanno strumentalizzati e comunque ai vaccini e ai richiami non c'è alternativa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA