Schianto fatale sul dosso, tre a processo
Maria Fiore / PAVIAIl ruolo che ha avuto il dosso di via Scopoli nell'incidente costato la vita al 26enne Riccardo Tirelli, il 17 settembre del 2019, sarà approfondito in un processo. E così le eventali responsabilità di chi lo progettò e realizzò. Il giudice Pietro Balduzzi ha accolto la richiesta del pm Paolo Mazza e ha rinviato a giudizio Luciano Bravi, responsabile dell'ufficio mobilità del Comune di Pavia, Massimo Prina di Asm, direttore dei lavori, e Fabrizio Cossali, titolare della ditta di Dorno che aveva eseguito i lavori. L'accusa per tutti è di concorso in omicidio colposo e lesioni. Il giudizio non sarà breve: la prima udienza del processo davanti alla giudice Elisa Centore è stata fissata per il 14 dicembre del 2022. Nell'udienza di ieri i genitori della vittima si sono costituti parte civile con gli avvocati Laura Sfondrini e Ivan Giubilo. I legali hanno tirato in ballo come responsabili civili anche il Comune, Asm e la compagnia di assicurazione.lo schianto fataleL'incidente in cui perse la vita Tirelli risale all'alba del 17 settembre del 2019. Il 26enne, gestore della birreria "Al Trani" di Belgioioso, era alla guida di una Mazda spider e percorreva piazza del Municipio, con di fianco un amico. In quel punto era in fase di realizzazione un attraversamento pedonale. Una telecamera catturò la dinamica: l'auto impattò contro il dosso e decollò, andando poi a schiantarsi contro il muro del municipio. Tirelli morì sul colpo, il passeggero restò ferito. Sotto accusa finì subito il dosso. Per molti automobilisti quell'attraversamento era poco visibile e troppo alto, tanto che dopo l'incidente venne modificato con un'aggiunta di asfalto. Lo stesso Comune di Pavia, che aveva commissionato i lavori, eseguiti da Asm attraverso la ditta Cossali, sospese subito l'intervento. indagini e perizie Secondo le perizie disposte dal pm Mazza quel dosso non era regolare. L'attraversamento, infatti, risultò non conforme né alla categoria del dosso (era alto 11 centimetri contro i 7 previsti e non aveva zebrature gialle e nere), e nemmeno a quella degli attraversamenti pedonali rialzati, che devono avere una pendenza del 10% e una lunghezza del rialzo di 10-12 metri (mentre la piattaforma di via Scopoli era lunga solo 7 metri). Il processo dovrà valutare le eventuali responsabilità di chi lo realizzò.i ruoli degli imputatiI tre imputati dovranno rispondere della stessa accusa ma ciascuno per il proprio ruolo avuto nella fase di progettazione e realizzazione. Bravi, il funzionario dell'ufficio mobilità del Comune (difeso da Massimo Marmonti), deve rispondere di avere disposto l'esecuzione dell'opera senza accertarsi che mancava un progetto. Prina, il direttore dei lavori (difeo dall'avvocato Ermenegildo Costabile) non avrebbe verificato la corrispondenza dell'opera al progetto (che non c'era) e avrebbe omesso di installare la segnaletica di cantiere. La ditta Cossali (avvocato Romano) è invece coinvolta per avere eseguito i lavori. --