Restaurate le statue di Maria e dell'Angelo Sulla facciata le repliche ottenute in "3 D"
m. grazia piccalugaPer anni don Daniele Baldi ha osservato con curiosità una testa di angelo in terracotta conservata nella sua casa parrocchiale, al Carmine. Stava lì da prima che lui arrivasse, due decenni fa. Però mancava il corpo. Solo di recente, durante alcuni lavori di restauro nella chiesa, nel sottoscala del campanile sono stati recuperati alcuni grandi frammenti in cotto, chiusi da tempo immemore in due sacchi di iuta. E' stato come mettere insieme i pezzi di un puzzle. Maria e l'Angelo dell'Annunciazione - attribuiti nientemeno che alla mano quattrocentesca dell'Amadeo - sono stati recuperati e restaurati grazie all'intervento dell'associazione L'Italia Fenice. Venerdì mattina, alle 11.30, verranno ricollocati nel loro luogo di origine, in due nicchie sulla facciata della chiesa di Santa Maria del Carmine.Non gli originali, che per essere preservati dall'incuria e dagli agenti atmosferici rimarranno all'interno della chiesa, ma due copie. «Sono state realizzate con la stampante 3D da un laboratorio di Parma grazie alle fotografie originali dell'Archivio Chiolini - spiega don Daniele Baldi - E verranno issate con una gru a circa venti metri di altezza. Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo predisposto gli agganci nelle nicchie. La cerimonia sul sagrato della chiesa inizierà alle 11.30 e alle 11.45 reciteremo l'Angelus con il vescovo, le autorità e la Sovrintendenza. Seguirà la benedizione delle statue e una persona salirà, a bordo della gru, per deporre tra le mani di Maria una corona bianca e rossa, i colori che simboleggiano la città di Pavia». La rimozione 50 anni faUn recupero non scontato. Le statue si presentavano in condizioni di notevole degrado. A cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso il parroco, don Luigi Gandini, impensierito dalle briciole di cotto che da un po' di tempo trovava sul sagrato, proprio davanti all'ingresso, aveva preferito far rimuovere le statue. Aveva quindi richiesto l'intervento dei vigili del fuoco che erano saliti con la gru per disancorarle e mettere in sicurezza la facciata. «In particolare la statua dell'Angelo sembrava inclinata - ricorda un residente -. E il parroco bonariamente diceva che pareva appoggiata con la mano alla parete della nicchia». La mano è stata una delle parti che il restauratore Luigi Parma di Milano ha dovuto ricostruire.«Molte parti erano ormai sbriciolate e non più componibili - spiega Parma - Ma grazie alle foto d'archivio è stato possibile ricomporle. E anche le copie in 3D mantengono una fedeltà al 90 per cento». Delle spese di ricollocamento sulla facciata si è fatta carico la onlus Amici del Carmine. «Con il procedere del restauro scoprivamo sempre più la bellezza e l'importanza di queste due statue in terracotta - prosegue don Daniele Baldi - Abbiamo quindi deciso di interpellare uno dei maggiori esperti in materia, il professor Aldo Galli dell'Università di Trento, che ha attribuito, con certezza, le opere allo scultore, ingegnere e architetto pavese Giovanni Antonio Amadeo».Lo scultore degli sforzaNato a Pavia e cresciuto in pieno Rinascimento l'Amadeo ha lasciato traccia del suo lavoro non solo alla Certosa ma anche nella basilica di San Lanfranco a Pavia dove, nel 1489, ha realizzato la grande arca di San Lanfranco Beccari. IN città ha poi progettato la chiesa di Santa Maria di Canepanova, è stato "inzegnerio principale" della fabbrica del Duomo e ha realizzato, proprio all'interno della sacrestia Carmine, un'Incoronazione della Vergine. Sua è anche una loggia, commissionata da Ludovico il Moro, nel Palazzo ducale di Vigevano, oltre ad alcune statue per il Duomo di Milano. Del resto già a 12 anni, nel 1460, aveva iniziato l'apprendistato nella bottega della famiglia Solari, impegnata in quegli anni nel cantiere della Certosa. E dieci anni più tardi era stato chiamato dal condottiero Bartolomeo Colleoni, per il completamento della sua cappella funeraria a Bergamo. La sua fama era tale che il duca Gian Galeazzo Sforza lo richiama a Pavia anche più tardi per completare i lavori nella "sua" Certosa. --