Reati minorili, siglata l'intesa Tempi d'intervento rapidi

Luca Simeone / paviaTagliare drasticamente i tempi di intervento dei servizi sociali sui minori che commettono dei reati, per avviare subito con loro un percorso di sostegno e recupero, riducendo i rischi di recidiva. È l'obiettivo che si propone di raggiungere il protocollo d'intesa «Bruciare i tempi 2021» firmato a Milano, nella procura della Repubblica per i minorenni, al quale hanno aderito i cinque Piani di zona della provincia di Pavia - di conseguenza tutti i comuni - la questura e il comando provinciale dei carabinieri. «È il primo protocollo siglato per una provincia intera - dice Simone Feder, educatore e psicologo della Casa del giovane - è stata una risposta molto bella da parte degli enti locali. Un progetto nato dal basso, che ha trovato il convinto supporto di Ciro Cascone, il procuratore capo, così come del comando dei carabinieri e della questura». La necessità di bruciare i tempi di intervento dei servizi sociali è importante sotto molteplici aspetti: non solo per avviare al più presto un percorso di rieducazione, diminuendo i rischi di reiterazioni dei reati, ma anche per chi è vittima del reato, che potrà essere ascoltato e coinvolto in una eventuale mediazione o conciliazione (ritenuto assieme alla riparazione diretta un importante strumento al tempo stesso di deterrenza e di rieducazione). E anche per una più rapida definizione del procedimento penale da parte dell'autorità giudiziaria. Oggi è un grosso ostacolo la lentezza della procedura (tra segnalazione del reato alla procura, richiesta della procura ai servizi sociale del comune e indagine socio-familiare passano da 6 a 12 mesi). «Con un primo intervento nel giro di qualche giorno dal reato si riuscirebbe a far capire subito al minore la gravità di comportamenti che invece spesso tende a minimizzare - dice Feder - e di cominciare a impostare con loro un progetto di consapevolezza e di recupero. È utile anche alle vittime dei reati sapere che si interviene in tempi veloci, e lo stesso vale per le famiglie dei minori indagati».Il passaggio successivo del protocollo prevede «un percorso di formazione delle forze dell'ordine da parte della procura, e degli operatori dei servizi».Successivamente ci sarà un monitoraggio dell'applicazione del protocollo: «Rilevare i dati servirà a capire l'impatto avuto nella nostra provincia da questo nuovo modo di operare». Ma quali sono i reati più diffusi tra i minori a livello provinciale? Dati locali non sono al momento disponibili. «Da quello che osserviamo ci sono molte aggressioni, risse, ingiurie e minacce, danneggiamenti, ma anche furti e rapine - dice Feder - c'è un notevole carico di ostilità tra i giovani che accogliamo, si fa fatica a gestirli perché arrivano spesso da situazioni nelle quali non gli si è mai messo un argine. Sono mancate le giuste attenzioni educative. Anche l'utilizzo di sostanze stupefacenti è molto presente, come pure il consumo di alcol, che hanno l'effetto di far saltare i freni inibitori». --