Guerra sulle nomine nei 5S Conte non cede: «Basta litigi»
Federico Capurso / romaGiuseppe Conte ha deciso con quale piede muovere il primo passo nella riorganizzazione del M5S, dopo aver cambiato piani e idee continuamente, trascinato dai dubbi personali e dalle lacerazioni che stanno dilaniando il gruppo alla Camera. Ieri, dopo l'ultima riunione fiume nel suo studio, con Di Maio e Crimi, i tasselli del mosaico hanno iniziato a incastrarsi. Oggi l'ex premier nominerà 5 vicepresidenti, che comporranno la segreteria ristretta del partito. Verranno comunicati in apertura dell'assemblea dei parlamentari, convocati per discutere dei risultati delle amministrative. In cima alla lista dell'ex premier ci sono la vicepresidente del Senato Taverna, la viceministra allo Sviluppo economico Todde, il braccio destro Turco, il vicecapogruppo alla Camera Ricciardi e l'ex ministra dell'Istruzione Azzolina. Tre deputati e due senatori, col compito di fare da collante tra la presidenza e i gruppi parlamentari. Un inizio. Anche se non è quello che Conte voleva. Avrebbe preferito partire col rinnovo dei direttivi di Camera e Senato, per testare le capacità di gestione del gruppo di alcuni deputati da inserire più avanti, nel caso, nella segreteria di partito. L'attuale capogruppo alla Camera, Davide Crippa, si è però rifiutato di dare le dimissioni in anticipo. Un'impuntatura che ha mandato su tutte le furie gli uomini di Conte. Ricciardi, durante l'ultima riunione del direttivo - raccontano - avrebbe attaccato Crippa, spalleggiato dal tesoriere Silvestri. Sono seguite urla e accuse. Ma il muro di Crippa non è crollato. E i veleni hanno costretto Conte alla marcia indietro: per il rinnovo del direttivo si può aspettare. I parlamentari alla Camera sono spaccati. C'è chi spalleggia l'attuale capogruppo e chi vorrebbe subito il cambio, con l'ex Guardasigilli Bonafede. L'atmosfera è così tesa che in serata Conte deve gettare acqua sul fuoco: «Chiedo a tutti di evitare strumentalizzazioni che possano esacerbare gli animi, forse a beneficio di qualche singolo ma non di certo del Movimento». Non c'entra nulla, fa capire l'ex premier, la scarsa sintonia tra lui e Crippa: «Questa richiesta non nasce dalla sfiducia rispetto ai direttivi uscenti, che anzi hanno sin qui svolto un ottimo lavoro». Piuttosto, puntualizza, «ho chiesto ai direttivi di valutare l'opportunità di anticipare le procedure di rinnovo, in modo da poter affrontare l'appuntamento dell'elezione del Presidente della Repubblica con direttivi pienamente legittimati». L'ipotesi di costringere Crippa alle dimissioni sembra accantonata. Sempre che Conte, oggi, non cambi di nuovo idea. --© RIPRODUZIONE RISERVATA