Fiore e Castellino «Corteo verso la Cgil la polizia disse sì»

Edoardo Izzo /Roma«Eravamo in piazza come comuni cittadini, perché Forza Nuova non opera più da 20 mesi». È questa la posizione assunta ieri, nel corso dell'udienza di convalida, dagli arrestati per il corteo No Green Pass di sabato scorso, conclusosi con la vandalizzazione della sede nazionale della Cgil a Roma. La difesa ha chiesto la scarcerazione degli indagati, ma le testimonianze di questi ultimi non hanno evidentemente convinto il gip di Roma, Annalisa Marzano, che ieri pomeriggio - recependo la richiesta del pm, Gianfederica Dito - ha emesso una nuova ordinanza cautelare per tutti e sei gli arrestati. Confermando tutti i capi di accusa. «I fatti sono estremamente gravi», si legge nell'ordinanza. Gli arrestati sarebbero «capaci di commettere, soprattutto in questo contesto storico, nuovi delitti della medesima indole offensiva». L'atto istruttorio, avvenuto ieri in videoconferenza, ha riguardato Roberto Fiore, Giuliano Castellino e Pamela Testa - rispettivamente leader nazionale, capo romano e militante di Forza Nuova - il leader del gruppo «IoApro», Biagio Passaro, l'ex Nar Luigi Aronica e Salvatore Lubrano, accusati a vario titolo di danneggiamento aggravato, devastazione e saccheggio, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e istigazione a delinquere. «L'incontenibile tendenza a violare le regole, nonché la connotazione spesso violenta e minacciosa delle sue condotte, impone il ricorso al presidio cautelare del massimo rigore», scrive il gip su Castellino. «Fiore non si espone nei comizi, non collabora alla devastazione dei locali del sindacato, ma organizza la manifestazione, dirige i cortei, ne stabilisce i percorsi, tratta e parla con le forze dell'ordine e decide finanche quando l'azione criminosa deve cessare», dice invece del leader di Forza Nuova. Entrambi hanno fornito la stessa versione dei fatti: «Alla Cgil il nostro intento era quello di fare un sit-in, ma alcuni facinorosi sono sfuggiti al controllo e hanno preso il sopravvento». E hanno raccontato anche di una sorta di accordo con la polizia: «Durante la manifestazione ci fu una trattativa con la polizia per il corteo verso la Cgil e l'autorizzazione ci venne data». Tutti e sei gli arrestati - difesi tra gli altri dagli avvocati Carlo Taormina e Paolo Colosimo - si sono dichiarati estranei all'assalto alla Cgil. In particolare l'ex Nar Luigi Aronica e Castellino hanno sostenuto di non essere mai entrati nella sede del sindacato. «Abbiamo prodotto un video che dimostra il comportamento corretto del mio assistito», ha spiegato l'avvocato Paolo Colosimo, difensore di Aronica. Fiore, dal canto suo, ha precisato di essere entrato nel palazzo della Cgil solo quando all'interno erano già presenti le forze dell'ordine e solo per far uscire qualche manifestante. Stessa lunghezza d'onda per il leader di «Io Apro», Biagio Passaro, che dai corridoi della Cgil ha attivato una diretta Facebook. Al gip ha detto di essere entrato solo per vedere cosa accadeva. A definirsi una privata cittadina disoccupata c'è anche Pamela Testa, che nei video su YouTube appare ferita dopo gli scontri, con addosso la classica felpa «boia chi molla». Contrariato l'avvocato Taormina: «Il corteo da piazza del Popolo alla sede della Cgil era stato autorizzato da funzionari della Digos che a loro volta avevano ricevuto autorizzazione dai loro vertici. Non si capisce di cosa si debba rispondere penalmente». --© RIPRODUZIONE RISERVATA