La sfida incentivi per recuperare 80 aree dismesse

VIGEVANo Una città con un grande passato industriale non può che fare i conti con l'importanza della rigenerazione urbana. Non solo perché le leggi regionali sul consumo di suolo impedirebbero di togliere ulteriori aree agricole senza motivo per renderle produttive o residenziali, ma anche per una semplice questione di buon senso. La futura variante del Piano di governo del territorio dovrà tenere conto anche delle tante fabbriche dismesse che ora sono simbolo di degrado e luogo di bivacchi. Sono i "buchi neri" nell'urbanistica cittadina, testimoni di un passato di espansione industriale, che però potrebbero diventare, se recuperati, un elemento distintivo per la Vigevano del futuro.CAMBIO DI FILOSOFIA«La rigenerazione urbana - conferma il sindaco Andrea Ceffa - è una filosofia obbligata. Dovremo realizzare un Pgt che ridisegni in prospettiva l'area urbana, tenendo conto delle criticità e senza consumare ulteriore suolo». Siamo ben distanti al documento fortemente espansivo che venne approvato meno di 20 anni fa dalla giunta guidata da Ambrogio Cotta Ramusino. In quella circostanza si ipotizzò un forte aumento della popolazione che non si è assolutamente verificato (i vigevanesi sono 62.108 secondo i dati Istat di inizio 2021). Il risultato è stata la realizzazione di un numero eccessivo di appartamenti (se ne stimano oltre mille sfitti in città) e di capannoni produttivi. Le regole del gioco, però, ora seguono un'altra filosofia.AREE DA RECUPERAREGià nella precedente variante del Piano di governo del territorio venivano premiate iniziative private che andassero a recuperare zone degradate in centro: indici vantaggiosi hanno permesso di recuperare l'ex Enel di via Buozzi (diventato un supermercato Conad) e l'ex Stav di corso Novara (trasformata in un'elegante galleria commerciale). Solo sfiorato, invece, l'intervento in un altro contenitore storico di rilevanti dimensioni, come la ex Cascami Seta.La strada da seguire è ovviamente ancora quella, ma il numero delle aree dismesse recuperabili è molto più rilevante: l'ufficio tecnico ne ha una stima completa e dovrebbero aggirarsi attorno alle 80 unità. Alcune di queste sono in aree strategiche perché poste sulla viabilità extraurbana (come la Berflex di corso Torino) oppure in strade cittadine con una vocazione ormai solo residenziale (tipo la ex Alfa Prodotti di via Caramuel).«È possibile definire - spiega ancora il primo cittadino, che ha mantenuto la delega all'Urbanistica che aveva nell'ultima parte del secondo mandato dell'ex sindaco Andrea Sala - delle aree private a interesse pubblico, in cui incentivare, motivandolo, il recupero delle costruzioni. L'incentivo consisterebbe soprattutto nell'abbassamento degli oneri in modo importante. Se però il privato non dovesse procedere al recupero, potrebbe scattare quasi una sorta di commissariamento e potrebbe intervenire direttamente l'amministrazione comunale».La possibilità è legata però esclusivamente alle aree ex produttive e non a quelle residenziali, che pure spesso deturpano il paesaggio con la loro incuria: la mappa del centro storico né è piena. --oliviero dellerba