Trasporti verso la tempesta Allarme Tir e scali portuali

Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è affetto eccellente come diceva Mao. Dal 15 ottobre i dipendenti stranieri delle imprese italiane della logistica, dei trasporti e del settore marittimo e che magari si sono vaccinati con antidoti non approvati in Italia, come lo Sputnik, riusciranno a ottenere il Green Pass per entrare nei posti di lavoro? E le aziende di trasporto straniere, basate in Paesi che non richiedono il Green Pass, saranno libere di operare? «In teoria dovrebbero seguire le norme che valgono in Italia - risponde Mino Giachino, amministratore unico della Siamare di Genova - ma è da anni che subiamo la concorrenza sleale di autotrasportatori esteri che applicano regole diverse dalle nostre, e non vorrei che anche su vaccini e Green Pass trovassero il modo di farci concorrenza sleale». Dice Enzo Pompilio, amministratore delegato di Sito Logistica, che gestisce l'intermodalità all'Interporto di Torino: «I problemi ci sono già con quei lavoratori italiani che hanno solo il Green Pass da tampone. Ve li immaginate a parcheggiare in continuazione i Tir davanti alle farmacie per scendere, fare il test e aspettare l'esito? Temo che la catena logistica italiana si interrompa. E so che ci sono associazioni che stanno già chiedendo deroghe». Pompilio approva questa loro richiesta? «Per carità, sarebbe peggio del male». Valentino Caviglia, che dirige la divisione trasporti del gruppo Spinelli di Genova, segnala al telefono un altro problema: «Già prima del 15 ottobre tutte le aziende dove scarichiamo ci chiedono autisti con il Green Pass. Capisco le aziende alimentari, ma ce lo chiedono, per esempio, anche quelle metallurgiche... Noi abbiamo tantissimi camionisti italiani no vax, e tanti stranieri che non si dichiarano no vax, ma semplicemente rifiutano di vaccinarsi. Dovremo lasciarne moltissimi a casa. Spero che a Roma qualcuno prenda decisioni di buon senso». Ma in che modo, se è stata decisa l'obbligatorietà? «Quando si decide una cosa - risponde Caviglia - poi si può anche tornare indietro». Altro problema: «Il sistema dei Green Pass è stato pensato per le fabbriche e gli uffici, ma camion e navi pongono problemi differenti. Per esempio, non è chiaro come dovranno essere considerate le navi: se sono una "bolla", e se l'accesso ai posti di lavoro è da intendersi quando il marittimo imbarca o tutte le volte che scende a terra», sottolinea Gian Enzo Duci, vicepresidente di Conftrasporto . «L'Est sta colmando il divario e c'è una migrazione di ritorno che ci lascia scoperti - conclude Caviglia -. Sommandoci il caro-carburante vedo arrivare la tempesta perfetta». --L. GR.© RIPRODUZIONE RISERVATA