Senza Titolo

il personaggioAntonio Barillà /torinoP alla uncinata spalle alla porta, girata in mezzo a quattro difensori, sinistro fulmineo alle spalle Courtois: il gol che riaccende Francia-Belgio e avvia la rimonta è un compendio delle doti di Karim Benzema, richiamato da Didier Deschamps a 33 anni, dopo 6 d'assenza, nonostante la génération dorée: «È come il vino, migliora invecchiando» garantisce Carlo Ancelotti, suo allenatore al Real Madrid. Sei anni lunghissimi senza i ritiri a Clairefontaine e le note della Marsigliese, con il rimpianto per il Mondiale vinto dai compagni: «Però mi sono sempre sentito sempre uno di loro». L'esclusione è conseguenza di un'indagine del 2015 su un ricatto ai danni del calciatore Mathieu Valbuena, al quale vengono chiesti 150 mila euro per non diffondere un suo video privato: viene ipotizzato un coinvolgimento di Benzema, sottoposto a un fermo di 24 ore dalla Procura di Versailles, ma nel 2017 la Corte di Cassazione lo scagiona. Intanto, però, perde l'Europeo e si ritrova al centro di antichi pregiudizi per i contatti, emersi dall'inchiesta, con pregiudicati amici d'infanzia della banlieue alla periferia di Lione. Rispolverano le polemiche sulla scelta della Nazionale francese, motivata al ct dell'Algeria, paese dei genitori, per ragioni sportive e non di cuore, rilanciano i filmati in cui non canta l'inno. Lui, in un'intervista a Marca, sostiene che Deschamps ha ceduto alla parte razzista del Paese, così i rapporti si incrinano e l'esclusione si trascina fino ai Mondiali. Poi un nuovo europeo e, a ridosso, il chiarimento con il ct: «Di presenza, non al telefono. È stato un discorso tra uomini in cui abbiamo parlato di calcio, vita, famiglia». La convocazione è una vertigine, una pietra sui giorni duri degli allenamenti con il Castilla quando le nazionali svuotavano il Real, l'orgoglio di non essersi mai arreso, nemmeno davanti alla chiusura del presidente federale Noel Le Graet. Si ripresenta in punta di piedi, senza più il 10 sulle spalle, collezionista di Champions eppure senza pretese perché attorno «c'è chi sa cosa vuol dire vincere un mondiale», però torna subito protagonista. È il suo destino, classe pura e identità tattica originale, centravanti defilato che segna e apre spazi. A Euro2020 non tradisce, una doppietta al Portogallo e una alla Svizzera che però ferma ai rigori il sogno bleu e la sua ambizione. Adesso la nuova occasione, domani sera a Milano contro la Spagna in una finale acciuffata anche grazie alla sua rete: la numero 32, scavalcato Zidane, sesto posto nella classifica guidata da Henry con 51. --© RIPRODUZIONE RISERVATA