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Luca Monticelli / ROMASono oltre 12 milioni gli italiani chiamati alle urne per eleggere i sindaci in 1.192 comuni: dal più piccolo Morterone, in provincia di Lecco, con 27 elettori, al più grande, Roma, con 2,3 milioni di aventi diritto. Nella capitale si gioca una delle sfide che coinvolgono altri cinque capoluoghi di regione: Bologna, Milano, Napoli, Torino e Trieste. Nelle stesse ore si svolgeranno le elezioni regionali in Calabria e le suppletive della Camera nel collegio di Siena e Roma nel quartiere Primavalle. Oggi si vota dalle 7 alle 23 e domani dalle 7 alle 15. Gli eventuali ballottaggi, per i centri che superano i 15 mila abitanti, avranno luogo il 17 e il 18 ottobre. Al di là della competizione nelle città, il cui esito avrà un riflesso sulle leadership dei partiti, il convitato di pietra di questa tornata elettorale rischia di essere l'astensionismo. Roberto D'Alimonte, professore alla Luiss, dove insegna Sistema politico italiano, ricorda che «la tendenza al primo turno è quella di una partecipazione al 50%, che al ballottaggio cala ancora». Questo è «il trend in Italia, a tutti i livelli. La gente ormai ha maturato una profonda sfiducia nei confronti della classe politica, solo eventi eccezionali possono riattivare l'interesse nei confronti dei partiti». L'astensionismo è trasversale, e non sempre è il Sud ad essere più esposto. «Napoli è una città che potremmo immaginare con un tasso di astensione superiore a Torino - osserva D'Alimonte - però lì il fattore preferenze fa da traino e compensa l'inclinazione generale del Mezzogiorno a partecipare di meno». Per Carlo Buttaroni, presidente dell'Istituto di ricerca Tecné, c'è un «effetto smobilitazione nei confronti della politica». Bisognerà vedere se si tradurrà in astensionismo, però, «detto in soldoni, gli italiani adesso la pensano così: ci sono Draghi e Mattarella, tutto il resto sono dettagli. L'idea di fondo è che a Draghi non siano necessari i partiti». Prevedere quali siano i territori che rischiano percentuali più basse di affluenza resta un esercizio molto difficile. Roma è la città più complicata da questo punto di vista. Nelle periferie c'è «una bassissima mobilitazione», evidenzia il presidente di Tecné, che aggiunge: «I cittadini sono distanziati, queste elezioni le guardano da lontano perché pensano che le cose non cambieranno. Poi, il comportamento di voto è un'altra cosa, spesso si va alle urne anche per inerzia». Insomma, stimare l'astensione è quasi impossibile: «Conta l'ultimo miglio della motivazione, le priorità che si hanno la mattina del voto. Detto ciò, a Roma e Milano una bassa affluenza potrebbe premiare il centrosinistra». --© RIPRODUZIONE RISERVATA