«Il bambino sta bene» dicono in Israele

paviaEitan «sta bene». Sono le poche parole che vengono riferite da fonti legali vicine alla famiglia materna del bambino di 6 anni, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone e portato in Israele dal nonno materno, in risposta alle accuse lanciate dalla zio paterno. Quest'ultimo ha infatti detto che «la famiglia Peleg trattiene Eitan come i soldati dell'esercito israeliano sono tenuti prigionieri nelle carceri di Hamas». Dalla parte dell'uomo che l'ha sequestrato, il nonno materno, l'avvocato Sara Carsaniga punta alla volontà del bimbo: «Andrebbe chiesto a lui con chi vuole vivere ma il Tribunale ha rigettato la nostra richiesta di sentirlo. Il bambino aveva il diritto a vivere sia in Israele sia in Italia. Tutte e due le famiglie hanno gli stessi diritti di rappresentare le proprie ragioni, la questione andava risolta prima ma il contraddittorio del Tribunale è sempre stato a favore di una persona sola». Le frammentarie notizie sul bimbo, dunque, di fermano alla giornata di lunedì, quando si è saputo che Eitan sarebbe in cura nel prestigioso ospedale Sheba di Ramat Gan, sobborgo chic di Tel Aviv, non lontano da Ramat Aviv, altro quartiere residenziale della città, dove vive Etty Peleg, la nonna materna di Eitan. Ed era stata proprio lei a rivelare che il piccolo è in cura. Non prima di aver negato, in un'intervista alla radio israeliana 103 FM, che si sia trattato di un rapimento. A suo dire «il bambino voleva tornare già da tempo in Israele. Adesso - ha spiegato - è sottoposto a consulti medici molto approfonditi». --