Senza Titolo

Roberto LodigianiIl bilancio di sei anni di scavi archeologici nei siti di Cascina Boarezza e Cascina Isola Felice, tra Voghera e Rivanazzano, sarà al centro del convegno di studi, «Edifici rustici romani tra Po e Appennino: stato della ricerca», in programma oggi a Rivanazzano Terme (auditorium comunale, apertura dei lavori alle 10,30) e domani a Casteggio (auditorium della Certosa Cantù, 9.15; presenza fino ad esaurimento posti; obbligo di Green pass): il comitato scientifico e organizzativo dell'evento è formato da Stefano Maggi, docente di Archeologia classica dell'Università di Pavia e coordinatore delle campagne di scavi iniziate nel 2015, da Manuela Battaglia, direttrice degli scavi (fino al 2018 con Benedetta Peverelli, ora con Lorenzo Zamboni, ricercatore della Statale di Milano, e da Valentina Dezza, direttrice del Museo archeologico di Casteggio (Mac), dove è conservata buona parte dei reperti rinvenuti dagli archeologi. «Il convegno - spiega il professor Maggi - farà il punto sullo stato delle ricerche, che continuano nel sito di Isola Felice (con ulteriori, importanti ritrovamenti), e sui risultati ottenuti, non solo in Oltrepo Pavese, ma anche in Piemonte ed Emilia, mettendo a confronto docenti universitari e sovrintendenti. L'obiettivo è quello di definire una vera e propria storia del paesaggio di epoca romana».Che cosa si può dire del territorio a sud di Voghera?«Come già dimostrato da vecchi studi di storia pavese, in particolare vorrei citare il professor Tozzi, lungo la Via Postumia (la strada consolare che congiungeva i porti di Aquileia a Genova) si sviluppò un'intensa centuriazione (sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo) ancora oggi evidente. In questa "maglia" molto regolare esistevano diversi insediamenti rurali, paragonabili alle attuali cascine. Anzi, in molti casi c'è perfetta coincidenza tra le cascine moderne e gli insediamenti antichi».Un'area agricola florida?«I materiali ritrovati mostrano che per tutto il periodo imperiale da Augusto (che regnò dal 27 avanti Cristo al 14 dopo Cristo) a Costantino (306-337 d.C,), lo standard di vita doveva essere molto buono. Lo testimonia, tra l'altro, la presenza in loco di reperti provenienti da altre regioni dell'impero, indice di vitalità e di intensi scambi commerciali».Poi il declino e l'abbandono. Dovuti a cosa?«A un forte mutamento climatico, assai più che alla crisi economica dell'impero e all'instabilità del periodo delle invasioni barbariche. Il clima cambio, diventa più freddo e piovoso, le frequenti esondazioni del torrente Staffora contribuiscono al progressivo abbandono degli insediamenti tra IV e V secolo in un paesaggio che diventa probabilmente paludoso e quindi non coltivabile. Tanto che non ci sono riscontri archeologici su una presenza persistente nell'epoca alto medievale. Più avanti, gli insediamenti rurali si ripopolano, mantenendo lo stesso reticolo dell'era romana. Che si mantiene fino all'oggi».C'erano anche ville padronali, oltre alle fattorie?«Ne abbiamo individuata una con certezza, ma gli scavi devono ancora iniziare».Nei campi lavoravano anche gli scavi?«Non lo si può dire con certezza. Probabilmente c'erano dei liberti, schiavi resi liberi dai loro padroni».Il capoluogo qual'era?«Iria-Voghera dipendeva dalle colonie di Dertona (Tortona) e Piacenza». --© RIPRODUZIONE RISERVATA