Green pass per entrare nelle università sette docenti pavesi firmano per il «no»

Sandro Barberis/paviaSono sette i professori dell'università di Pavia che hanno firmato l'appello nazionale contro l'obbligo di Green pass per accedere alle università. Obbligo ritenuto «discriminatorio e anticostituzionale». Un appello raccolto tramite internet e che in due giorni ha ricevuto oltre 570 adesioni: la più nota quella dello storico Alessandro Barbero.l'appello raccolto a paviaNell'appello si sostiene che il Green pass richiesto a docenti e studenti universitari per poter sostenere lezioni e esami sarebbe un provvedimento discriminatorio e anticostituzionale in quanto «suddivide la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi i diritti fondamentali». Al momento non si registra una reazione ufficiale dell'università di Pavia. Nell'ateneo pavese hanno firmato l'appello Federico Focher, dirigente di ricerca in genetica molecolare al Cnr di Pavia, Cinzia Gamba, professoressa di diritto processuale civile, Alessia Bonadeo, docente di grammatica latina e greca e letteratura latina, Massimiliano Sacchi, professore di meccanica statistica, Artemio Focher, docente di lingua e letteratura tedesca, Carlotta Giusti, professoressa di fisica nucleare, e Lucio Troiani, professore emerito di storia romana e accademico dei "Lincei".«Il testo dell'appello chiarisce le nostre perplessità - spiega il dirigente di ricerca del Cnr di Pavia, Federico Focher -. Personalmente potrei avere il pass, ma al momento non ne ho bisogno». «Sono vaccinato ed ho il Green pass, ma sono concorde con le tesi dell'appello - sottolinea Massimiliano Sacchi, docente di meccanica statistica -. Sono a favore dell'obbligo vaccinale esclusivamente per la fascia over 50». «Ho firmato l'appello perché il Green pass è uno strumento discriminatorio privo di funzioni profilattiche o sanitarie - motiva Carlotta Giusti, docente di fisica nucleare -. Toglie libertà a tutti, a chi ce l'ha e a chi non ce l'ha. Come tale dovrebbe essere rifiutato da tutti, indipendentemente dall'opinione sui vaccini. È particolarmente odioso per l'università, in quanto trasforma una struttura che dovrebbe essere libera, inclusiva e aperta in una struttura chiusa, esclusiva, in una caserma. Mi rifiuto di usare il pass, a prescindere dal fatto che abbia o no i requisiti per ottenerlo».«Il motivo per cui sono contraria al Green pass, ma anche ad un eventuale obbligo vaccinale è che non li ritengo misure di sanità pubblica pienamente efficaci - dice Alessia Bonadeo, docente di letteratura latina -. Il vaccinato può infettarsi ed infettare: darebbe più sicurezza un uso massivo dei test salivari rapidi. In assenza di immunità sterilizzante dei vaccini trovo inutile e ingiusto discriminare, perseguire o obbligare chi scelga di non immunizzarsi con sieri che, per ammissione delle stesse case farmaceutiche, sono ben lungi dall'aver concluso la fase di follow-up atta a stabilirne gli effetti di medio-lungo periodo». «O il governo si assume la responsabilità di una disposizione che legittimi l'obbligo del Green pass oppure se non crede nella non nocività assoluta dei vaccini non lasci al cittadino la responsabilità della scelta» evidenzia Lucio Troiani, professore emerito di storia romana.--