«Oltrepo, troppo vino sfuso» Il Consorzio vuole la riforma
TORRAZZA COSTE«In Oltrepo c'è ancora troppo vino che esce sfuso e non a denominazione». Lo denuncia il direttore del Consorzio tutela vini Oltrepo Pavese, Carlo Veronese. Lo ha ribadito anche nel corso del dibattito con i produttori del Buttafuoco, l'assessore regionale all'Agricoltura, Fabio Rolfi, e il sottosegretario Gianmarco Centinaio, che si è svolto a Canneto in occasione dell'avvio della vendemmia. Parole che riportano alla luce uno dei problemi principali del territorio vitivinicolo oltrepadano (un sistema che nel 2020 ha prodotto 75 milioni di bottiglie, reggendo l'urto della pandemia con un -1% rispetto all'anno precedente), dove, negli ultimi vent'anni, l'Igt Provincia di Pavia è cresciuta molto nei numeri a discapito della Doc. Lo dicono i numeri delle dichiarazioni di produzione 2020 di due tra i vitigni più importanti della zona, Pinot nero e Pinot grigio. Per il Pinot nero si parla di 235.177 quintali con un peso significativo dell'Igt pari al 64% del totale e una produzione di Docg (Metodo Classico) che si ferma a 18.392 quintali, ma con un aumento del 97% rispetto all'anno precedente; per quanto riguarda il Pinot grigio, invece, la produzione complessiva nel 2020 è stata di 177.356 quintali, di cui il 92% classificati a Igt. I dati sulla produzione di vino frizzante, elaborati dalla rivista specialistica "Il Corriere Vinicolo", fotografano una situazione analoga: la Bonarda resta, tra le Doc lombarde, la tipologia più prodotta in assoluto con 16 milioni di pezzi e una quota del 35%, seguita dal Rosso Oltrepo Igt con 8,9 milioni di bottiglie e dal Moscato con 4,4 milioni. A livello di denominazioni, però, dopo la Bonarda oltrepadana, l'incubatore più grande è proprio l'Igt Provincia di Pavia con 17 milioni di pezzi suddivisi in 15 tipologie, di cui la più prodotta è il rosso, seguito dal Moscato. Sopra i 4 milioni di bottiglie c'è poi l'Oltrepo Pavese Doc, diviso in nove tipologie, con Barbera in testa seguito da Pinot nero vinificato in bianco. Tra le Doc, nel 2020 ha fatto registrare numeri importanti il Sangue di Giuda con un +20% di vendite passando da 2,5 a 3 milioni di bottiglie. Le ragioni dell'aumento dell'Igt sono semplici: meno lavorazioni in cantina e in vigna e quindi meno costi rispetto ad una Doc, rese per ettaro più alte, prevalenza sul mercato del vino sfuso rispetto alla bottiglia e, non meno importante, una politica di pagamento delle uve che non ha mai optato per differenze sostanziali di prezzo tra i due prodotti.La strettaNon a caso è proprio sul tema delle rese che si è concentrato il lavoro di Regione, Ersaf e Consorzio per arrivare ad una riforma dei disciplinari: a quanto si apprende, la proposta che arriverà sul tavolo della giunta regionale in una delle prossime sedute, per essere poi trasmessa al ministero delle Politiche agricole per il via libera finale, prevede, dalla vendemmia 2022, un contenimento delle rese massime delle uve Pinot nero e Pinot grigio Igt da 200 a 170 quintali ad ettaro. «I numeri in aumento, come quelli del Sangue di Giuda, non bastano - ha aggiunto Veronese - L'Oltrepo fa vini buoni come qualunque altra parte del mondo, lavora bene, ma il problema è nel piazzamento del prodotto e nell'immagine, che sono legati. Purtroppo, lo scorso anno non siamo riusciti a fare fiere e ad andare all'estero, abbiamo tanta voglia di far conoscere i prodotti, ma i progetti sono fermi. Dobbiamo approfittare del grande lavoro che stiamo facendo con Regione e Camera di commercio e della ventata nuova che ha dato la dirigenza di Ascovilo, dove l'Oltrepo è largamente rappresentato. Abbiamo tutti i cavalli sulla linea di partenza, dobbiamo solo aspettare che finisca questo momento difficile per il balzo in avanti». --Oliviero Maggi