Re dei salotti nell'800

m. grazia piccalugaIl nano del ponte era il primo incontro mattutino di Ezechiele Acerbi che, dal Borgo, ogni giorno, attraversava il Ticino per recarsi in città. Il suonatore di mandolino stava lì, chiedeva spiccioli a chi passava, cantava una nenia balbuziente. Ma il ponte e il nano sono entrati così in simbiosi nell'immaginario di Acerbi, da essere ritratti insieme in una delle sue tante versioni del ponte realizzate dal pittore pavese, 4 conservate nella collezione Morone ai Musei Civici, molte altre in collezioni private. «Nella rappresentazione della città nei secoli passati l'elemento caratterizzante di Pavia erano le alte torri medievali - spiega la storica dell'arte Susanna Zatti -. Via via, mozzate o abbattute le torri, a partire dall'ultimo ventennio dell'800, invece, è il trecentesco Ponte coperto a essere individuato dagli artisti come elemento simbolico della città: alla bellezza della sua struttura architettonica tardogotica, massiccia ed elegante insieme, si accompagnava quella delle acque del fiume e delle rive erbose, elementi che consentivano agli artisti di realizzare un mix cromatico di grande effetto, dove il rossiccio dei mattoni contrastava con l'azzurro scintillante delle acque e il verde dei pioppeti». A fine '800 anche i collezionisti pavesi iniziano a prediligere i dipinti di paesaggio, di misure contenute, adatti a ornare i salotti borghesi con le loro tavolozze schiarite e brillanti. «Il Ponte e il Ticino, con le lavandaie sulla riva e con il profilo della neonata grande cupola del Duomo sullo sfondo, diventano il tema prediletto degli artisti legati alla Civica Scuola di Pittura, che trovano ampio mercato locale per la loro produzione - prosegue Zatti -. Tra loro, certamente il più dotato era Acerbi che in centinaia di cartoni e tavolette, anche di minime dimensioni, aveva ritratto la grande Porta di accesso meridionale al Ponte, le arcate disuguali, la cappella di San Giovanni, le trasparenze e i riflessi della muratura nelle acque. Ma Acerbi è anche autore di opere di maggiore formato e di più meditato impianto compositivo, dominate dal vecchio Ponte, che i notabili locali gli avevano commissionato». Dopo di lui (muore nel 1920), diversi sono i pittori pavesi che propongono il soggetto del Ponte secondo diverse angolature e prospettive e con molte variazioni cromatiche, a seconda del variare dell'ora e della stagione (per esempio, imbiancato di neve): dal figlio ed epigono Mario Acerbi, ai colleghi e seguaci pavesi come Riccardo Viriglio, Romeo Borgognoni, Erminio Rossi (che fu anche un appassionato vogatore), Antonio Oberto. --