Bertolaso: «Presto la terza dose per evitare nuove chiusure»

paviaL'unico modo per scongiurare il ritorno in autunno al lockdown, «alle zone gialle, arancioni o rosse è quello di pianificare per tempo, come è chiamato a fare un Paese civile, la somministrazione delle terze dosi a partire dalle persone fragili. Anche se la situazione epidemica attuale non è tragica, visto che i vaccini ci sono, non possiamo e non dobbiamo ritardare ulteriormente, occorre partire già da settembre». Lo dice Guido Bertolaso, coordinatore del programma vaccinale in Lombardia. Sottolineare l'urgenza di predisporre un ulteriore richiamo per la popolazione più esposta «non significa dire che i vaccini non funzionano - sottolinea - Tutt'altro, ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche prestigiose, da Lancet a The New England Journal of Medicine, che dimostrano come con la doppia dose si evita il ricovero in terapia intensiva e, in larghissima parte, l'ospedalizzazione. Qui si tratta, e l'esperienza di Paesi come Israele ci deve servire da lezione, di implementare la copertura della profilassi dal rischio di contrarre l'infezione». L'Organizzazione mondiale della sanità che continua a tirare il freno sulle terza dose, «non è che in questa pandemia abbia particolarmente brillato per efficacia. Anzi, certi suoi ritardi hanno determinato grossi problemi quantomeno nella fase iniziale». Bertolaso non vede «alcuna contraddizione nell'impegno, da un lato, a favore delle popolazioni più indigenti» e, dall'altro, in appoggio a quei Paesi come l'Italia che ora sono nelle condizioni «di poter pianificare una convivenza con questa malattia così come capita già per altre infezioni». Anche al sud «bisogna che si cambi passo. È in gioco il bene comune, la salute pubblica Se non si capiscono le ragioni sanitarie, si pensi almeno alle conseguenze economiche di eventuali limitazioni alle attività commerciali e del peso sul sistema sanitario». --