La scuola è schierata per il no «L'obbligo viola le norme Ue»
il retroscenaFlavia AmabileNessun accordo tra ministero e sindacati sul Protocollo di Sicurezza che definirà le regole per il rientro a scuola a settembre. Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi sperava di poter chiudere prima di Ferragosto per dare ai presidi un margine di tempo più ampio per organizzare la ripresa invece l'incontro di ieri - il terzo - si è chiuso su posizioni ancora molto distanti. Ci si rivedrà la prossima settimana per trovare un'intesa. «Ci sono delle lacune su cui si deve lavorare», afferma Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola. L'incontro era partito già in salita con un documento firmato dalle sei sigle sindacali che avrebbero partecipato alla riunione in cui erano poste alcune richieste unitarie come il no all'obbligo di Green Pass per il personale e alle sanzioni. Il Ministero dell'Istruzione invece si presentava al tavolo con un documento in cui ribadiva la necessità di obbligo del Green Pass anche se si diceva disponibile ad ascoltare le richieste dei sindacati. E per i rappresentanti dei lavoratori i dubbi sono ancora molti. Si va dalla posizione dell'Anief che ha raccolto centomila firme per chiedere al governo la cancellazione dell'obbligo e sottolinea che la misura è in contrasto con le norme Ue. «Qualunque giudice in caso di contenzioso darà ragione a chi si opporrà al Green Pass», avverte Marcello Pacifico, presidente dell'Anief. La Cisl scuola invece si chiede chi svolgerà l'attività di controllo e, in generale, su tutto quello che riguarda la privacy sono molti gli elementi da valutare. Si preferirebbe che a gestire le informazioni fosse il ministero della Salute non i presidi che non hanno questa competenze sarebbe necessario un passaggio al Garante della privacy per un parere. I sindacati hanno chiesto anche tamponi gratuiti. Ci sono ancora oltre 200 mila docenti che non hanno aderito alla campagna di vaccinazione. Per continuare a lavorare e non incorrere nelle sanzioni dovranno effettuare test ogni tre giorni che, anche a prezzi calmierati, hanno un costo. Un altro nodo è rappresentato dal distanziamento. Nella bozza del documento presentato dal ministero è scritto che nelle classi si dovrà rispettare una distanza «interpersonale di almeno un metro» e di «due metri tra i banchi e la cattedra del docente», garantire un «buon ricambio d'aria» e l'uso delle mascherine chirurgiche. Se, però, « le condizioni strutturali-logistiche degli edifici scolastici, legate anche alla disponibilità di risorse umane e alle conseguenti ripercussioni organizzative», non lo consentono è «fondamentale» adottare alcune misure come «l'obbligo di indossare nei locali chiusi mascherine di tipo chirurgico», dai 6 anni in su. Mascherine quindi per tutta la durata delle lezioni ovunque ci sia un numero elevato di alunni. E Marcello Pacifico obietta: «Ci piacerebbe avere invece dei parametri oggettivi e sapere quanti alunni in sicurezza possono stare in un metro quadrato». In tema dispositivi di protezione, nella bozza si afferma che è «obbligatorio, per chiunque entri negli ambienti scolastici» adottare «precauzioni igieniche e l'utilizzo di mascherine nonché sottoscrivere apposita autocertificazione». A prescindere dalla situazione epidemiologica «il dispositivo di protezione respiratoria previsto per gli studenti è la mascherina» così come per il personale scolastico. Le indicazioni per gli alunni di età compresa «tra sei e undici anni» sono le stesse degli altri studenti più grandi mentre non ne è previsto l'uso per i bambini sotto i sei anni di età. L'obbligo dell'utilizzo è «derogato per le classi composte da studenti che abbiano tutti completato il ciclo vaccinale o abbiano un certificato di guarigione in corso di validità». Il rischio di assembramenti va scongiurato e nella bozza si afferma che «nel caso di file per l'entrata e l'uscita dall'edificio scolastico, occorre provvedere alla loro ordinata regolamentazione al fine di garantire l'osservanza delle norme sul distanziamento». --© RIPRODUZIONE RISERVATA