Il battito d'ala delle Farfalle vale un bronzo di lacrime e gioia

le protagonisteStefano ManciniINVIATO A TOKYOQuando le Farfalle si sono esibite, l'Italia ancora dormiva. Qualche nottambulo del sabato sera ha allungato fino all'alba, qualche mattiniero ha anticipato la sveglia. Gli altri innamorati dello sport olimpico hanno appreso al mattino che la spedizione azzurra aveva conquistato un altro bronzo e aveva creato una simmetria perfetta come gli esercizi della ginnastica ritmica: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi. La quarantesima medaglia è la ciliegina su una torta da grande abbuffata, la cifra tonda che rende l'esperienza di Tokyo 2020 semplicemente perfetta.Le Farfalle, così le conosciamo dai loro primi successi, hanno incantato l'Ariake Gymnastics Centre della capitale giapponese con la leggerezza degli esercizi e la capacità di lanciarsi cerchi e palle come se la gravità rispondesse ai loro ordini. Hanno chiuso al terzo posto in un mondo dominato dall'Est europeo: una Bulgaria straordinaria (92,100 punti), capace di sconfiggere le russe (90.400) che dal 2004 avevano vinto tutte le finali a squadre. L'Italia (87,700) è riuscita a superare le bielorusse, che nella loro esibizione si sono perse tre attrezzi, e la giuria non le ha punite con un punteggio basso.E alla fine giù lacrime, a un certo punto piangevano tutte sul podio: le bulgare per l'inaspettata vittoria, le russe disperate che gareggiano per il Roc, il loro comitato olimpico, e non hanno una bandiera su cui asciugarsi il viso. E piangono di gioia le azzurre: «Siamo state un'ora a truccarci e adesso è andato via tutto. In questa medaglia ci sono le lacrime che abbiamo versato». Il podio è il terzo per l'Italia nella storia olimpica della ritmica: nel 2004 ad Atene arrivò l'argento, nel 2012 a Londra il bronzo. Martina Centofanti (figlia dell'ex calciatore di Genoa e Inter), Agnese Duranti, Alessia Maurelli, Daniela Moguerean e Martina Santandrea raccontano di una vita in comune che ormai le ha rese dei parenti stretti, più che una squadra: otto ore di allenamento al giorno per undici mesi, provate voi a non sviluppare un rapporto familiare. Il centro sportivo che le ospita è l'Accademia internazionale di Ginnastica ritmica di Desio, provincia di Monza e Brianza. Inaugurato nel 2018, è il luogo in cui questa impresa è stata costruita.Per dare un'idea del legame affettivo che si estende anche alle famiglie, i genitori si sono trovati tutti in casa Duranti a Spoleto. «E' la vittoria del gruppo, unione e anima», giurano le ragazze. E adesso via in vacanza tutte insieme. «L'Italia ha scritto una pagina di storia qui a Tokyo, siamo orgogliose di aver partecipato». Sono le parole della capitana Alessia Maurelli. Dedichiamo la medaglia alla nostra allenatrice, il nostro angelo, Emanuela (Maccarani, ndr). Ci siamo dette di gareggiare con cuore, unione e anima. Questo ci ha guidato dopo la prima rotazione e abbiamo fatto il secondo esercizio meglio che potevamo. La ritmica italiana c'è e siamo contente di aver dato una spinta ulteriore».Sul podio c'erano ancora le lacrime di Rio 2016. Ieri le ragazze hanno avuto un brutto risveglio: dopo due settimane di sole torrido, Tokyo era grigia di pioggia. «Anche in Brasile pioveva il giorno della gara» ricorda la dt Maccarani. Finì con un quarto posto dettato da decisioni molto discutibili della giuria. Oggi non potrebbe accadere, o per lo meno non in maniera sfacciata, perché le azioni vengono riviste più e più volte al Var e le squadre hanno la facoltà di presentare ricorso immediato. Un'altra piccola contrarietà ha rischiato di agitare le notti di vigilia. Per l'esibizione finale, le Farfalle avevano portato un costume con i colori caldi del sole e dell'alba (il sol levante simbolo del Giappone) e due ideogrammi che rappresentavano il sogno e la farfalla. Per scrupolo, la squadra italiana ha chiesto il permesso al Cio (il regolamento vieta le scritte sulle tenute da gara), e l'ha ottenuto. Ma il giorno prima del debutto è arrivata la telefonata della federazione internazionale, che con solerzia degna di migliore scopo ha negato l'autorizzazione: «Quella è una scritta, non potete indossarlo». Le ragazze l'hanno rimesso nel cassetto facendosi una promessa: quando lo metteranno, dovrà arrivare una vittoria. --© RIPRODUZIONE RISERVATA