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Più che una cantante, un mito. Più che un'artista, un'icona. Va in scena domani, sabato, alle 21 nella piazza della fontana di Fortunago l'Omaggio a Milva, interpretato dalla cantante Giovanna (al secolo Giovanna Nocetti) nell'ambito dell'Oltrepop Festival: un tributo a una grande signora della musica italiana scomparsa ad aprile ma ancora viva nei ricordi di chi ne amava la voce e il carattere. Tra le sue ammiratrici più fedeli c'era proprio la stessa Giovanna, che ha voluto scrivere lo spettacolo per celebrare il talento della Pantera di Goro, quella che per lei rimane una delle più inarrivabili dive del Bel Paese: «Ho incontrato per la prima volta Milva nel 1971 - racconta Giovanna, interprete nota per il successo ottenuto negli anni Settanta di brani come "Il mio ex", "Sorge il Sole", "Volevo diventare" e "Questo amore un po' strano" - e io ero all'epoca una sua fan, adoravo il modo in cui cantava, la profondità e il graffio del suo timbro. Erano anni di chiusura, e lei era diversa da tutte le altre, rappresentava l'evasione, la novità. Ascoltavo le sue canzoni e dicevo alla mia insegnante "voglio cantare come lei", l'amavo tanto che quando l'ho conosciuta quasi non ci potevo credere. Con il tempo, abitando vicine, siamo diventate amiche e abbiamo riso e scherzato insieme in più di un'occasione. Eppure, nonostante mi capitasse di incontrarla per strada, ai miei occhi lei non ha mai perso quell'aura di irraggiungibile bellezza che è esclusivo appannaggio delle figure iconiche: non aveva niente in meno, che so, di Ava Gardner o di Liz Taylor, una femminilità, una forza, una personalità capaci di affascinare chiunque. E in tutte le lingue poi! Non solo italiano, francese, tedesco e inglese, l'ho sentita cantare persino in greco e in giapponese: in qualunque modo si esprimesse, la sua voce e la sua performance erano sempre all'altezza della situazione». un'interprete eclettica Accompagnata al pianoforte e alla fisarmonica dal maestro Walter Bagnato, Giovanna aprirà il concerto con "Da troppo tempo", per poi ripercorrere l'intera carriera di Milva, terminata con l'addio alle scene dieci anni fa: «Anche in questo - dice Giovanna, classe 1945 e non sentirli - la Pantera ha dimostrato la sua straordinaria intelligenza. Lei che ha vissuto per la musica, che ha dedicato la vita all'arte, ha avuto la lucidità e la consapevolezza del fatto che fosse meglio abbandonare il mondo dello spettacolo prima di perdere la sua identità. Il pubblico l'amava per la potenza delle sue corde vocali, per l'energia che dimostrava sempre sul palcoscenico, e se fosse andata avanti avrebbe rischiato di deluderlo: cantare è un mestiere faticoso, e non puoi farlo bene se il tuo fisico non collabora. Sarebbe stata una cantante stanca, e Milva non poteva diventare una cantante stanca. Decidendo di ritirarsi ci ha lasciato intatto il ricordo di ciò che era: un'artista internazionale, straordinariamente dotata, una professionista come in Italia, oggi, non ne vediamo più». Dice? «Dico e sottoscrivo, pur senza voler togliere niente a nessuno. Lei era unica: aveva qualcosa che oggi è difficilissimo trovare, una prorompenza e un'intensità che fatico a ritrovare nell'attuale mercato discografico». --Serena Simula