«Le mie parole», tele e sculture di Mogol jr
Avete mai visto le tele o le sculture di Alfredo Rapetti Mogol? Non stiamo parlando di quel Mogol autore dei testi del grandissimo Lucio Battisti e di Caterina Caselli, Riccardo Cocciante, ma del figlio, in arte Cheope. Da domani al 1° agosto nella Strada sotterranea nuova del Castello (ingresso via XX settembre) sarà infatti allestita la mostra, curata da Fortunato D'Amico, "Le mie parole". «Alfredo Rapetti Mogol - spiega D'Amico - è un artista che sperimenta nella pittura e nella scultura, ma anche nel design, le infinite possibilità offerte dalla parola e dalle sue continue metamorfosi. Il lemma e la sua espressione sono strumenti per realizzare visioni possibili, da condividere con il pubblico, ma anche per dialogare con l'anima di ciascuno e spartire empaticamente sensazioni ed emozioni». Cheope, o Mogol jr, ha fatto della parola una scienza completa, un territorio dove si incontrano molte discipline, tra cui quella del paroliere (come il padre), scrivendo canzoni per Raf, Eros Ramazzotti Marco Mengoni e così via. «Il suo lavoro artistico - prosegue d'Amico - è per certi versi estremamente artigianale, ma dall'altro lato si presenta anche rigoroso e scientifico. Potremmo paragonarlo a quello di un ricercatore chimico in un laboratorio, che osserva al microscopio gli elementi e poi prepara miscugli in provetta da amalgamare inventando nuovi stati di aggregazione della materia. Le sue tele, così come le sculture, sono la rappresentazione di un'operosità scompositiva, in cui la parola, sezionata ai minimi termini, destrutturata e decontestualizzata dall'insieme, è riproposta su sottofondi neutri, liquidi, materici, opportunamente trattata e riletta secondo logiche anomale. Per certi versi potremmo dire che il lavoro artistico di Mogol ripercorre l'origine del linguaggio, la sua trasformazione da segno a suono, il suo farsi materiale sensibile in più forme. Il procedimento ristabilisce una dialettica tra musica, immagine, parola, da troppo tempo dimenticata a causa di uno stereotipato e consuetudinario modo di utilizzare la lingua, l'idioma, il codice. Intercettando le frequenze d'onda sprigionate dai vuoti scompostivi sillabici - conclude D'Amico - l'artista crea altre possibilità di coniugazione che conducono ad approdi inaspettati e dove il nuovo codice personale è riammesso nel circolo della condivisione e quindi pronto a nuove modificazioni genetiche apportate con il contributo di ognuno di noi» Provare per credere. L'inaugurazioneL'inaugurazione si terrà alle 18 di domani a cura dell'associazione «Pensare globalmente Agire localmente» e di SopraMareSotto; la mostra (a ingresso libero) si potrà visitare ogni sabato e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. Sempre domani alle 16 si terrà il workshop, "Scrivere una canzone", partecipazione gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili, scrivendo a massimilianoterranella4@gmail.com. --Selvaggia Bovani