Parco S. Giacomo nel degrado e alberi condannati a morire

paviaÈ un'oasi di pace al riparo dal frastuono del traffico di viale Campari. Parliamo del parco di San Giacomo alla Vernavola, piccola area verde a pochi metri da viale Campari, alla quale si può accedere tutti i giorni dalle 9 alle 19 da via Santo Spirito. Un'oasi pero quasi dimenticata visti gli annosi problemi che la perseguitano. Non ci vuole un esperto botanico per capire, basta fare un giro nei vialetti interni per notare poca erba di tonalità giallastra oltre a diverse piante che sono rimaste senza foglie. Alberi morti da tempo che non hanno beneficiato della primavera. L'area è del Demanio ed al suo interno si trova la sede del Corpo Forestale dello Stato, ma la gestione del parco è in concessione al Comune. Insomma, andando con ordine, l'unica fontanella presente non funziona e risulta rotta da tempo, così come l'impianto di irrigazione pare sia fermo da sei anni. A tal proposito, il colore dell'erba la dice lunga. Esiste poi anche un problema relativo alla cura delle piante e non c'è neanche bisogno di inoltrarsi troppo per rendersene conto. Ai margini dei vialetti principali sono diverse le specie morte: parliamo di tassi, ciliegi e frassini, così come le rose ormai non più presenti. Al contrario, proliferano piante infestanti come il gelso da carta e l'aliantus. Fortunatamente non esiste un problema di decoro perché chi frequenta l'area è molto rispettoso del verde ed i due cestini presenti sembrano bastare alla bisogna. Il parco era stato restituito alla comunità cittadina nel 2004 dal sindaco Andrea Albergati. Un luogo di importanza storica e monumentale per Pavia, citato in alcuni documenti già nel 1230. Proprio 17 anni fa, per non deturpare l'ex cortile del convento di San Giacomo, si era deciso di mantenere l'attuale planimetria dei sentieri percorsi quotidianamente dai frati. L'ex struttura della chiesa, ora ampiamente rimaneggiata, durante il 1800 venne adibita a sede dell'orto agrario dell'Università e, successivamente, dell'osservatorio geofisico. Al suo interno esiste ancora la cella abitata dal beato Bernardino da Feltre che vi morì nel 1494. --Alessio Molteni