Il calcio e l'odio sui social Morata è l'ultima vittima «Minacciati i miei figli»
il casoAntonio BarillàL'onda dell'odio social che avvelena il calcio travolge Alvaro Morata. Peggio, i suoi figlioletti: i gemelli Leonardo e Alessandro, tre anni da compiere, e Edoardo, appena nove mesi. Gli haters non si fermano dinanzi alla tenerezza e all'innocenza, non si vergognano di augurare la morte a dei bambini. E tutto per una brutta prestazione di papà con la maglia della Spagna, per un gol sbagliato o un rigore fallito. «Forse non ho fatto bene il mio lavoro - la denuncia dell'attaccante a Cadena Cope -, e capisco che mi si critichi, ma la gente dovrebbe mettersi al mio posto, capire cosa significa ricevere minacce, che ti dicono che i tuoi figli devono morire». Morata rivela di non aver dormito dopo il match con la Polonia e confida di essersi rivolto allo psicologo della Nazionale. È solo l'ultimo episodio. Pochi giorni fa Marina Luczenko, moglie di Wojciek Szczesny, portiere della Polonia, aveva difeso attraverso Instagram il marito, bersagliato da critiche violente dopo l'autogol con la Slovacchia: «Non capisco chi scrive queste cose orribili». Nessuno lo capisce: l'odio seriale è un fenomeno diffuso, sociale prima che social, amplificato dal calcio che è da sempre, ahimé, calderone di istinti tribali, facile valvola di sfogo per frustrati ancora più attivi sulle tastiere dopo la chiusura degli stadi a causa del Covid. Vigliacchi auguri di morte, tempo fa, erano stati recapitati anche ai figlioletti di Leonardo Bonucci che rispose pubblicamente: «Forse un giorno vivremo in un mondo migliore, per ora quello da cui spero di tenere lontano i miei figli è questo mondo qui. Quello di questa gente. Quello della violenza fatta di gesti, parole e pensieri». Il figlio di Pirlo, Niccolò, maggiorenne da pochi giorni, s'era ribellato pochi mesi fa davanti alle minacce ricevute da tifosi della Juventus delusi dal papà allenatore: pubblicò uno dei messaggi, invitò anche lui tra amarezza e rabbia a immedesimarsi. E Lorenzo Chiesa, promessa della Fiorentina Under 17, fu investito di insulti dopo il passaggio del fratello Federico alla Juventus. Esempi fra migliaia. Senza confini. In Inghilterra, Federazione e club hanno attuato tre giorni di sciopero social per reagire al razzismo online contro i calciatori - non siamo immuni: Ounae, Simy e Duncan le ultime vittime in Serie A - e sollecitare le piattaforme a intervenire duramente: «C'è urgente bisogno che facciano di più per sradicare il fenomeno» il messaggio di Richard Masters, ceo della Premier League. Nell'attesa, per protesta, qualcuno ha abbandonato i social. Come Thierry Henry, 10 milioni di follower solo su Facebook: tornerà, ha fatto sapere, quando le aziende leader combatteranno gli abusi con la stessa «ferocia» utilizzata per le violazioni del copyright. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina: «È il momento di dire basta. Per l'importanza che il calcio ricopre nella nostra società è opportuno che ci si assuma tutti la responsabilità di inviare messaggi positivi, di contrasto netto agli odiatori di professione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA