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Pavia- Notti insonni Una scampanellataal sindacoBuongiorno sig. sindaco,avrei una curiosità di carattere personale: lei, verso le due/tre di notte, cosa fa?Lo chiedo perché io ho quella strana abitudine di dormire. Se poi aggiunge che molto spesso verso le cinque e mezza ho la sveglia, dormire è inevitabile ma a causa della raccolta differenziata di notte dormire è diventato piuttosto complicato. Prima un rumore lontano, poi sempre più vicino finché il camion non arriva al mio numero civico e abitando al primo piano ho l'impressione che mi stiano buttando i cassoni direttamente sul balcone.Il camion si allontana, il rumore si affievolisce ma poi ricomincia da capo con la raccolta sui civici dispari.Poniamo per esempio che io tutte le notti le venga a suonarle il citofono: prima qualche tocco delicato, poi suonate sempre più insistenti fino a bloccare il campanello per cinque minuti. Lei cosa farebbe? Ne sarebbe entusiasta?Iris Guastaldi. PaviaDialettoAi pompierinon resta che S. SiroJèn quaränt'an ca sto a Pavia,cità bèla e rica da storia,indè che però l'inisiativasuens la s'perda in gloria.Jèn giamò tänti an che i pumpier/ i cercan la sulusiòn pär la so sed/ ma pär vès propi sincer/ al prublema lè lì da ved.In via Cerise la s'pö no fa,gh'è la Varnaula cul so bèl verd,/ l'è un pulmòn cal va cunservà,/ l'è un patrimoni cä s'pö no perd.In via Donegani gh'è la ferovia/ cun arenta al pasagg a livel,/ l'è una pruposta ca va sbatù via/ bisogna truà un sit püsè bèl.L'Arsenal l'è demanial/ e ho mai capì qual è al prublema,lì gh'è un'area ecesiounal,tüta abandunà, lì cla fa pena.Alura, cunsiderand mi van i rob in cità,/ m'vegna in ment l'Idroscalo e la Snia:/ jèn quaränt'an can a senti parlàma sulusiòn n'hän mai truà mia.Cari pumpier, metè giù la presia/ e preghè san Sir cal faga la grasia.Mario Grazioli. PaviaPaviaLa sfida sbagliatadi tre giovanissimiStavo tornando a casa dopo una giornata di lavoro piuttosto pesante, a rendermi ancora più insofferente, sul telefonino leggo di quel furgoncino che si schianta in tangenziale con un'altra auto. Ho pensato a un incidente come ne accadono tanti, invece non era proprio così. Tre adolescenti hanno rubato "per gioco" un furgone, iniziando a pigiare sull'acceleratore. Tra una morsa allo stomaco e un digrignare di denti, mi sono ritrovato negli occhi il sequel di un vecchio film. Tre giovanissimi alla ricerca di qualcosa, la postura inquieta, poi, accade tutto come nella frazione di uno sparo, e colmo della sfiga, perché di sfiga si tratta, le chiavi sono inserite nel cruscotto. Un rombo, una sgommata, l'auto parte come una scheggia impazzita, adesso è un siluro che taglia a metà la città, un bisturi che divide in due il proprio destino e purtroppo quello degli altri.Niente e nessuno può fermare quel bolide, il piede ben calcato sul pedale dell'acceleratore, le risate sempre piu' alte, la musica a paletta.Però d'improvviso ecco l'ostacolo, quello che non t'aspetti. te. L'impatto è inevitabile, si frana per terra, si rimane lì, con il respiro imprigionato nei polmoni. Si rimane sulle ginocchia, con la fronte imperlata di sudore, e quel sudore ha un nome preciso; è la paura. Ora lo spaccone, il duro, il bullo di cartone è scomparso, s'è dileguato, portandosi via ogni altra certezza. Ma c'è di più, non è ancora finita la sofferenza, il dolore, la disperazione, perché dalla fronte c'è qualcosa che si mischia con quel sudore, scende e sbatte sulle palpebre, sul naso, sulle labbra. Sì, quello è il tuo sangue. No, non è ancora finita la tragedia che segue a questa irresponsabile follia, perché quello non è più soltanto il tuo sangue, ma è il sangue degli altri, degli innocenti, di quelli, che spesso rimangono senza giustizia. Tre giovanissimi, nella trasgressione ormai divenuta devianza, la spinta a non subordinare mai le passioni alle regole, interpretando malamente quella libertà con il fare tutto quello che voglio. In questa sequenza di reati, perché di reati si tratta, c'è la sfida, la voglia di primeggiare con gli strumenti dell'illegalità e della violenza, c'è il "coraggio" di sfidare la morte, finchè non rimani piegato e piagato sulle ginocchia, se ti va bene, perché la morte vince sempre. Non ci sono eroi in questi accadimenti, qui abbiamo tre ragazzini allo sbaraglio e una platea plaudente o forse soltanto distratta, anch'essa colpevole in tutta la sua indifferenza.Vincenzo Andraous. Pavia