Con il "metodo Draghi" la Lega cambia pelle e punta al Grande centro
Lo "stile di governo" in Italia è servito soprattutto per caratterizzare due distinti periodi storici, quello della "Prima Repubblica" contrapposto a quello della "Seconda Repubblica". Se ci avventuriamo fuori dai confini nazionali, invece, la dimensione dello "stile" sembra attagliarsi con maggiore puntualità ai singoli protagonisti: c'è stato un riconoscibilissimo "stile Mitterrand", uno "stile Thatcher", uno "stile Merkel" etc. Da noi, forse, per il solo Bettino Craxi si è usata la parola "stile".Per cogliere il passaggio epocale che il Paese sta vivendo bisogna affidarsi ad un altro termine, a una parola che nella storia della repubblica è stata accostata a tre grandi personaggi: il giudice Falcone, Giulio Andreotti e - oggi - Mario Draghi. La parola in questione è "metodo". È esistito infatti il "metodo Falcone", per definire il suo sistema di indagine e l'approccio stesso alle persone soggette a indagine. È esistito il "metodo Andreotti"per definire le sue modalità di organizzazione del consenso. Oggi esiste il "metodo Draghi" per... «per spegnere i focolai di incendio all'interno della maggioranza», come ci racconta un cronista parlamentare. Se lo "stile" è essenzialmente rappresentazione, il metodo porta con sé qualcosa di più, comporta il "genio" ma anche una pratica replicabile per conseguire uno scopo. In cosa consiste? Semplice, dice ancora il cronista: «Lo si è visto con la scelta del presidente esecutivo di Alitalia-Ita, di cui gli alleati di maggioranza e persino i ministri interessati hanno saputo all'ultimo momento».In buona sostanza il "metodo Draghi" consiste nello spegnere l'interruttore della politica e nel decidere da solo. Pare che gli italiani, finora, lo apprezzino molto. Sondaggi nazionali e internazionali segnalano indici di gradimento altissimi prossimi o superiori al 70%, con Putin che langue intorno al 60%.Dobbiamo rallegrarci? Non lo credo affatto. Un caro amico di Milano, tifoso acceso di Draghi, mi segnala che finora la strada è stata tutta in discesa, che poi verranno tempi più difficili e che nel frattempo la politica può trovare il tempo per "rigenerarsi". È davvero così? Per ora l'unico segno di riposizionamento viene dalla Lega di Salvini che, puntando alla fusione con Forza Italia, può di fatto conseguire un grande risultato politico, collocando al centro una formazione che appena due anni fa esibiva una muscolarità vivacemente anti-europea e xenofoba. Possiamo ragionevolmente credere che sia in atto un processo di moderatizzazione della Lega? Salvini ci convincerà nel momento in cui andrà ad una rottura netta con Orban & soci, di cui per ora non si vede traccia. Nel frattempo Giorgia Meloni sta facendo il pieno di consensi nell'elettorato di destra visceralmente anti-europeo e con palesi venature fasciste.Nell'altro campo, osserviamo un Pd alla scomposta ricerca di boccate di identità, ma incapace di tessere una trama politica sia pure minima con M5S o con i cespugli liberal-democratici intenti a profetizzare la dissoluzione prossima dello stesso M5S. Di questo passo - con l'interruttore della politica staccato, il pilota automatico Draghi innestato e l'opinione pubblica vagamente narcotizzata - arriveremo ad un paio di passaggi chiave: l'elezione del nuovo presidente della repubblica e - prima o poi - nuove elezioni politiche.Solo allora sperimenteremo la solidità del "metodo Draghi" e delle sue capacità rigenerative della politica. Vedremo se reggerà all'urto di una destra compatta e sulla carta ampiamente vincente, o se "all'innesto del pilota automatico" seguiranno macerie.