Non sarà un'inflazione di passaggio: l'indizio arriva proprio dalla Cina

Non era difficile immaginare che dopo la dura recessione causata dalla pandemia, la ripresa dei consumi avrebbe portato un rialzo dei prezzi. Tuttavia pochi avevano previsto tassi di inflazione che negli Stati Uniti viaggiano oramai attorno al 5%, un livello che non si vedeva da prima della crisi finanziaria del 2008. Il dato appare ancora più preoccupante se si guarda all'inflazione depurata dai prezzi delle risorse energetiche e delle materie prime agricole, che ha toccato a maggio il massimo degli ultimi trent'anni. L'interrogativo è se questa fiammata sia destinata a spegnersi nei prossimi mesi, oppure se dobbiamo attenderci un innalzamento strutturale dell'inflazione. Un indizio che non si tratti solo di un effetto congiunturale viene dalla Cina, un'economia che, grazie alla sua straordinaria capacità di produrre beni a basso costo, è stata negli ultimi decenni una fonte di deflazione per l'economia globale. Ebbene, proprio in Cina si è registrata a maggio una crescita dei prezzi franco fabbrica del 9%. Se poi aggiungiamo l'aumento dei costi del trasporto internazionale, è facile prevedere come questi rialzi si faranno presto sentire nei listini di casa nostra. Del resto, le cause della crescita dell'inflazione non risiedono solo nella difficoltà dell'offerta di fare fronte alla ripresa dei consumi, ma anche nell'eccezionale ondata di liquidità che i governi delle economie avanzate, per ragioni ben note, hanno riversato nell'economia.A questo punto l'interrogativo è chi guadagna e chi perde dall'inflazione. I più penalizzati saranno, evidentemente, i redditi fissi di lavoratori e pensionati. Mentre maggiori margini di manovra avranno imprese e servizi commerciali, molti dei quali, non va dimenticato, sono stati duramente penalizzati dalle chiusure forzate dell'ultimo anno. In tale prospettiva l'attuale inflazione può anche essere vista come un giusto processo redistributivo, purché i rialzi non continuino anche dopo la fase di aggiustamento. Altrimenti la perdita di potere d'acquisto è destinata a creare nuove tensioni sociali e una pericolosa rincorsa dei prezzi.Un altro mercato influenzato dall'inflazione è quello immobiliare, i cui prezzi, non a caso, sono stati i primi a dare segnali di rialzo. Ma tra i maggiori beneficiari dell'inflazione ci sono quegli Stati che per far fronte alla pandemia si sono indebitati oltre ogni limite. Per rientrare hanno adesso bisogno di tassi di interesse reale bassi, se non negativi, che l'inflazione aiuta a ottenere.C'è tuttavia un antidoto a disposizione di consumatori e imprese per contenere la crescita dei costi: la tecnologia. La possibilità, anche grazie alle diverse piattaforme, di confrontare i prezzi e accedere al fornitore più conveniente è un potente strumento in mano alla domanda. È bene non scordare che il miglior alleato dei consumatori rimane, alla fine, una sana concorrenza nel mercato. --