Tsitsipas, l'eroe greco cerca la gloria «Penso alle mie radici e sogno Parigi»

Il personaggioStefano Semeraro / parigiPer ora è il signor Nessuno. Perché uno Slam Stefanos Tsitsipas non lo ha ancora vinto e invece nella leggenda del tennis ci si entra solo così: battendo i mostri a casa loro.Dopo quattro semifinali perse, tre consecutive, Stefanos superando in cinque tribolati set Sascha Zverev (6-3, 6-3, 4-6, 4-6, 6-3) si è però conquistato il diritto a provarci. Il primo greco che arriva così lontano, su una riva per lui sconosciuta.«Adesso so solo pensare alle mie radici», ha detto ricacciandosi in gola le lacrime durante l'intervista in campo. «Al fatto che vengo da un posto molto piccolo appena fuori Atene, e che questo era il torneo che sognavo di giocare fin da bambino. In patria c'è tanta gente che mi segue, la Grecia è diventata parte della comunità del tennis e mi fa piacere che siamo io e Maria a tenere alta la bandiera». Maria Sakkari, che la finale nel femminile l'ha vista vicina, vicinissima, ma che in semifinale ha sprecato il matchpoint che era riuscita a conquistarsi contro la ceca Krejcikova. Sua madre, Angeliki Kannellopoulou, è stata fra le top 50 negli Anni '80 e la Grecia dei gesti bianchi - se non contiamo i cromosomi ellenici di Sampras, Philippoussis e Kyrgios - fino a qualche anno fa aveva poco da metterle accanto: una top-15 come Eleni Daniilidou a inizio millennio, l'aitante ma trascurabile Niki Kalogeropoulos (108 Atp) negli Anni '70. "Stef" appartiene ad una razza (tennistica) diversa, quella dei predestinati in attesa di un destino che avvertono come un premio e come un peso. Contro Zverev avrebbe potuto chiuderla in tre set, ha rischiato di perderla all'inizio del quinto, con tre palle break contro, «ma io sono uno che lotta, che non si arrende mai». Lo ha aiutato il centrale, finalmente pienotto e tutto, o quasi, schierato per lui. Per 'Tzitzì', il ragazzo che piangeva dopo le sconfitte e ora si commuove per le vittorie, fra i giovani forse il più simile ai semidei della vecchia generazione. E per il suo tennis, fatto di tocco e di coraggio, non solo di forza bruta, decisamente il più creativo e vario della nuova generazione. A 22 anni "Stef" ha già vinto le Atp Finals e altri sei tornei, compreso l'ultimo Monte Carlo, è n° 5 del mondo, ha battuto due volte tutti i grandi. Mai però ha affrontato Polifemo nella caverna, il Minotauro nel labirinto mentale, tecnico e atletico di una finale Slam. «Non è che contro certi campioni puoi inventarti niente di nuovo. Dovrò solo giocare al meglio e pensare che si tratta di un'altra partita su terra battuta, che per caso si gioca qui». Come Ulisse insegna, a volte per trasformarsi da Nessuno in eroe bisogna saper ingannare i mostri. Compresi quelli che ci abitano dentro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA