Senza Titolo
il personaggioGiulia Zonca/ROMACosì poco abituati a sentire i brividi e l'energia che scorre da restare paralizzati. Effetto rimbalzo su Italia-Turchia che ci mette una vita a ritrovare il ritmo e pure una firma però quando si scioglie dà la carica. È la prima volta nella storia degli Europei che la rete d'apertura è un autogol e forse non è una coincidenza. Il pallone fatica a ritrovare la propria dimensione, anzi a lungo arranca, annoia e quando segna Immobile, non è una doppietta: è una liberazione: «Dedicato a chi combatte ancora contro il virus». Almeno dopo ci si può scatenare, riprendere, correre. Si può andare oltre oppure tornare indietro, a piacere, a urlare «Ciroooo», come nei luccicanti Novanta quando Sandra Milo diventava il meme del secolo ancora prima che si inventasse lo stile, quando l'Italia era la patria del calcio ed eravamo splendidi, lontano dalla crisi economica, ignari della pandemia, quando si rideva stupidi e difatti Immobile ci mette il tocco comico «Messaggio da Lino Banfi, dovevamo urlare "porca puttena" e lo abbiamo fatto». «Ciroooo» non è un urlo, è un corto circuito e si spera dia la scossa. Il calcio torna e si porta i fuochi di artificio, i tifosi che saltano, Bocelli che emoziona. Non ci eravamo più abituati: non il pubblico, non l'Italia, tra l'altro fuori dal giro che conta da cinque anni, non la Turchia, a corto di opzioni, nessuno. Dopo la lunga attesa e la bella festa, tutto si è fermato. Sospeso per minuti e minuti. Italia-Turchia è stata a lungo lo specchio delle nostre ansie, come se nonostante la spaventosa voglia ci mancasse la capacità di lasciarci andare. Il lungo avvicinamento senza sbavature, in costante crescita e poi la sera del debutto pare tutto fuori misura. Si sono incrociate le ruggini di un'Italia disabituata ai grandi eventi e la ben più traumatica reazione a un mondo che ha dei colori e suona e fa rumore. Girava la testa, pesavano le gambe e soprattutto non c'era lo slancio. Tutto nella testa, fino a che si rompe l'equilibrio, dopo un'insistenza evidente che scalda pochissimo e c'è lo spazio per quel grido «Cirooo». Non è ancora notte magica, però il bacio che Immobile spedisce dopo il 2-0 arriva. Si sente lo schiocco e poi un bacio è uno splendido modo di impacchettare un risultato speciale. Dopo è tutto diverso. Certo i turchi non possono più restare parcheggiati nello schema fortezza, ma non è solo la logica dei fronti opposti, c'è altro. Una consapevolezza soffiata con il bacio. La vita che ci piace non tornerà per magia, bisognerà andare a prendersela, rimetterla al suo posto. Non basta schiacciare un bottone, fischiare l'inizio e nemmeno essere pronti. Serve avere la pazienza di reggere i minuti a vuoto pure quando scalpiti perché è proprio arrivato il momento di riempirli. Al bacio di Immobile, seguono i pugni scaricati a terra di Insigne: giù le braccia, via la frustrazione. E alla fine parte l'applauso: somiglia a un grazie che Mancini raccoglie subito: «Serve tutto il pubblico. Non era semplice, abbiamo fatto la partita che dovevamo, anche quando non trovavamo il gol». Anche quando siamo partiti senza muoverci e siamo rimasti così, immobili. --© RIPRODUZIONE RISERVATA