La dinamica della notte maledetta «Violenza anche sull'altra ragazza»

Le carteGenovaLa richiesta di rinvio a giudizio cristallizza ciò che, secondo la procura di Tempio Pausania, fu quella notte di luglio di due anni fa, in una dependance del Pevero Club. Un incubo, ora riassunto in poco più di tre pagine. Ore di violenza e angoscia, per i magistrati.Si comincia da Francesco Corsiglia, che dopo aver chiesto a Silvia di «accompagnarlo in una stanza da letto per prendere delle coperte, la afferrava per le braccia, la scaraventava sul letto e la baciava in bocca», si legge nel provvedimento notificato ieri ai quattro indagati e ai legali delle vittime. È l'inizio di una trama atroce, secondo chi indaga. Corsiglia avrebbe cercato di «avere un rapporto sessuale» con Silvia, ma lei era riuscita a liberarsi e fuggire. Era finita in un'altra stanza (la ragazza racconterà più dettagliatamente questa fase della serata dopo la denuncia) «priva di porta» e si era sdraiata a letto. E Corsiglia, scrivono i magistrati, l'aveva assalita anche lì, «l'afferrava per i capelli spingendola sotto la coperta» e «la costringeva» a subire un rapporto orale e un rapporto completo. E gli altri tre giovani genovesi dov'erano nel frattempo? «Lauria (Vittorio), Capitta (Edoardo) e Grillo (Ciro) entravano ed uscivano dalla stanza ridendo tra loro ed ostruendo il passaggio» a Silvia, quando la ragazza «tentava di allontanarsi». Ecco, per i pm il loro comportamento aveva permesso a Corsiglia di abusare di lei anche nella doccia, dove l'aveva spinta. Mentre gli altri «rimasti fuori, commentavano tra loro».Un resoconto freddo, cronologico, ma proprio per questo ancora più chiaro nel definire ciò che per gli inquirenti furono i fatti di quella notte. Come la violenza di gruppo nei confronti di Silvia. Avvenuta, si legge, alle 9 circa del mattino. E alla quale non aveva partecipato Corsiglia. «Dopo che Lauria, Capitta e Grillo, l'avevano forzata (si intende Silvia, ndr) a bere della vodka, afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa», e approfittando del fatto che la ragazza fosse in loro balia e sconvolta per quanto già subito, per l'alcol e per la notte passata in discoteca, «la costringevano e comunque la inducevano a compiere e subire ripetuti atti sessuali» e «ripetuti rapporti». Negli atti dell'indagine, nelle parole degli indagati interrogati e della ragazza, così come in quelle delle persone sentite in questi mesi, c'è tutto il resto. La paura, la serata in discoteca prima di andare in quella casa della famiglia Grillo. E la continua replica dei quattro, quel «era consenziente» ripetuto in ogni sede.Le foto e i videoLa seconda parte della richiesta scritta dal sostituto procuratore Laura Andrea Bassani riguarda le accuse nei confronti di Grillo, Lauria e Capitta per gli abusi su Roberta, l'amica di Silvia. Ovvero l'essersi filmati o scattati foto mentre, attorno alla ragazza addormentata, le avvicinavano i genitali al volto. Arrivando ad appoggiarli «sulla fronte» della giovane, ignara di quanto stava avvenendo. Gesti che costano ai tre altre accuse di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Per le riprese sarebbe stato usato «il telefono di Capitta». Il magistrato individua tre momenti distinti, in base a quanto emerso dai cellulari analizzati. Le 6.25, le 6.39 e le 7.15. Una sequenza temporale precisa, scandita da quei fotogrammi. --M. Fag. - T. Freg.© RIPRODUZIONE RISERVATA