A Travacò dolore e silenzio «Pensiamo a quel piccolo angelo»

le reazioni in paesetravacòLa tragedia della funivia del Mottarone ha sconvolto questo centro del Pavese, ad una manciata di chilometri da Pavia, da quel Borgo dove vivevano Amit Biran, la moglie Tal Peleg e i figli Tom, 2 anni, e Eitan che di anni ne ha 5 e che è l'unico sopravvissuto in un incidente che ha fatto 14 vittime. In via Colombo, dove vivono i genitori di Amit, e in via Rotta, dove abitano la sorella Aya Biran con il marito e le figlie, regna un silenzio surreale. In un pomeriggio assolato, a due giorni di distanza dal dramma, non c'è molta voglia di parlare. Il paese si stringe a quella famiglia che arrivava da Israele, così riservata e gentile e ora costretta a stare sotto i riflettori, affrontando un dolore lancinante che vorrebbe restare intimo, ma proprio la drammaticità dei fatti lo impedisce. «Li incontro spesso, ci salutiamo, ma non ci frequentiamo - dice una signora -. Quello che è successo è tremendo ed è incredibile».Aya, che è medico al carcere di Vigevano, insieme ai genitori, è a Torino, all'ospedale Regina Margherita dove è ricoverato il nipotino. «Il mio pensiero va al piccolo che è rimasto solo», dice Lidia Derenzini, docente di inglese in pensione. «Abito in via Rotta, poco distante dalla famiglia Biran. Li incontro spesso, è capitato di scambiare qualche parola con la signora che è sempre molto gentile, anche se parecchio riservata - fa sapere Derenzini -. La notizia ha scioccato tutti. È terribile pensare che quella che doveva essere una giornata felice, la giornata della ripartenza dopo i lunghi mesi di lockdown, della gita in un luogo incantato, dal panorama mozzafiato, si è trasformata in tragedia. Quell'incidente ha spazzato via in un attimo 14 vite, distrutto famiglie, distribuito dolore. Si è salvato solo un bimbo di 5 anni».Si emoziona questa signora garbata quando parla di Eitan. «Non smetto di pensarci - aggiunge -. Sono stata insegnante per tanti anni, conosco i giovani, le loro fragilità e so che questo dramma lo segnerà per sempre. Avrà bisogno di tanto amore». «Domenica, saputo della tragedia, non immaginavamo che i parenti di alcune delle vittime fossero proprio di Travacò. Lo abbiamo capito il giorno seguente, quando i giornalisti avevano cercato di parlare con il cognato di Amit Biran», dicono Pino Ciurleo e Elena Milanesi, titolari della lavanderia e sartoria alla Rotta.Il loro negozio dista pochi metri dall'abitazione della sorella di Amit. «Sono nostri clienti - raccontano Ciurleo e Milanesi -. Ogni tanto passano, qualche chiacchiera frettolosa, perché gli impegni di lavoro sono sempre tanti, ma in questi giorni non abbiamo incontrato nessuno. Sono persone estremamente garbate, vivono il loro dolore in modo composto e riservato. Quanto accaduto ha sconvolto tutti». --Stefania Prato