Omofobia, le resistenze alla legge Zan un Paese all'avanguardia ora diffidente

elena stancanelliÈ solo un decreto che prevede aggravanti specifiche per crimini d'odio e discriminazioni contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Niente di che, davvero. Sembra incredibile che l'approvazione del Ddl Zan stia risultando così complicata. Che abbia provocato zuffe, censure, mistificazioni, fantasmi di chissà cosa aizzati da isteriche sentinelle del buon tempo che fu. È solo un piccolo passo verso l'umanità. Da quando siamo diventati così paurosi? Così incapaci di accogliere i cambiamenti, così diffidenti, così goffi e retrogradi. Da quando la sinistra è diventata così cauta, noiosa, incapace di gridare forte, bisognosa di megafoni altrui? Non ce lo ricordiamo, perché siamo bravi a impantanarci ma molto meno bravi a mostrare con fierezza le nostre vittorie, ma c'è stato un tempo in cui l'Italia era all'avanguardia sui diritti delle persone LGBT. Sono passati quasi trent'anni da allora, e il mondo era diverso. Era il 1982, l'anno in cui l'Italia avrebbe vinto i mondiali in Spagna battendo per 3 a 1 la Germania. Poche settimane prima, a Bologna, il corteo del Gay Pride si era aperto con uno striscione che sarebbe passato alla storia: "l'è mei un fiol leder che un fiol buson". Bologna era allegra e coraggiosa, usciva dal 1977. L'anno in cui il movimento studentesco aveva rivoltato la città e prodotto, tra le altre cose, un romanzo epico, "Boccalone" di Enrico Palandri, un fumettista geniale, Andrea Pazienza, e il "Collettivo frocialista" per i diritti degli omosessuali, che sarebbe diventato più sobriamente il circolo XXVIII giugno. Agli attivisti serviva una sede e la chiesero al sindaco, Renato Zangheri. Il quale senza troppo pensarci ne promise una. «Insieme allo spazio sulle bacheche, immediatamente ribattezzate bachecche» raccontano gli stessi attivisti sul sito che ne ripercorre la storia. Trent'anni fa il linguaggio non era ancora stato sterilizzato, non eravamo ancora entrati nell'era dell'indignazione e l'ironia era un grimaldello. Ma soprattutto la politica sapeva ascoltare. Eppure il Cassero, questo è il nome del Circolo, nacque per una svista, dicono le malelingue. Non è proprio a loro, "ai busoni", che sarebbe dovuta andare la palazzina di Porta Saragozza. Così, quando si seppe dell'assegnazione, iniziarono rivendicazioni e attacchi. Risse coi circoli Arci, mugugni dei residenti, scontri col parrocco della chiesa di San Luca. Il quale sarebbe dovuto passare in processione, con tutti gli stendardi e le Madonne, proprio di lì, di fronte a quella masnada di diavoli. Ma era il 1982, l'anno in cui muore Gilles Villeneuve, e nonostante quello verrà chiamato il decennio del disimpegno, persone come Beppe Ramina e Franco Grillini riuscirono a mobilitare un'intera città, si raccolsero firme, si fecero manifestazioni e a dicembre, a Porta Saragozza, venne inaugurato il primo Circolo di cultura omosessuale d'Europa, in uno spazio pubblico. Al Cassero si faceva teatro, si organizzavano feste ma anche la campagna di informazione contro l'Aids che stava per dilagare anche in Italia. Andrea Adriatico ha girato un documentario sulla storia del Cassero, si intitola "Torri, checche e tortellini", che ricorda tra gli altri la figura di Mario Mieli, intellettuale raffinato, scrittore, fondatore del movimento omosessuale italiano. Morto a trent'anni, autore di "Elementi di critica omosessuale", saggio fondante delle teorie di genere. L'Italia era lì, trent'anni fa, e adesso arranca di fronte a una proposta di legge che è stata considerata accettabile persino dalla Cei. Con qualche modifica, ha detto il presidente Gualtiero Bassetti durante l'omelia, se chiarita in tutti i suoi aspetti senza sottintesi, se l'aggiustate un po'... potrebbe anche andare bene. E noi, perché siamo diventati così paurosi? Siamo un paese omofobo, razzista, maschilista? Non credo, ma siamo un paese che ha paura del futuro, di quello che potrebbe accadere, di quello che potrebbe succedere domani. Tra le critiche al decreto, la più insistente è quella che lo considera una testa d'ariete: una volta sfondato il portone entreranno alla spicciolata le leggi sulla gravidanza per altri e quella sull'adozione per le coppie omosessuali, prevedono le Cassandre dell'apocalisse morale. È questo il mondo che volete, quello in cui per punire chi offende un gay, si finisce per distruggere la famiglia tradizionale?Non siamo un paese omofobo, né razzista né maschilista, ma siamo un paese al quale ci si può rivolgere con questa volgarità di ragionamento senza che nessuno si ribelli, senza che gli elettori di quei politici si vergognino. Siamo un paese sottomesso all'irrazionalità e all'isteria, che non è più capace di guardare in avanti perché davanti, in quello che accade ora, c'è qualcosa che non riusciamo più a comprendere e quella cosa, per l'appunto, si chiama futuro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA