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Antonio Simeoli/ INVIATO A NOVARATappetta per velocisti, solo la prima volata del Giro? Macché, la seconda frazione della corsa rosa è andata oltre lo sprint vinto da uno dei corridori più attesi, il 28enne belga della Alpecin-Fenix Tim Merlier. Perché negli ultimi chilometri prima dell'epilogo a 70 all'ora è pure iniziata la partita a scacchi per la classifica finale. Filippo Ganna, il jet Ineos, vuole difendere quanto più possibile la maglia rosa conquistata a Torino. Per questo, a 25 km dalla fine, al traguardo volante ha addirittura sprintato per prendersi i 3" di abbuono. E dietro di lui in quello sprint? Remco Evenepoel (Deceuninck), deciso più che mai a lottare anche solo per due piccoli secondi. È chiaro, il 21enne "predestinato" non si accontenterà di lasciare il segno qua e là in questo Giro in cui è all'esordio, altrimenti che senso avrebbe fare una volata del genere? Poi nel concitato finale, quando i treni dei velocisti si contendevano le posizioni che contano in vista dello sprint sul fino dei sessanta all'ora, si è accucciato alla "locomotiva" Ganna per tenersi fuori dai guai anche Egan Bernal. Che dunque punta in alto, è chiaro, al di là del mal di schiena. Insomma, il Giro è appena iniziato, solo oggi ci saranno le prime colline, ma la partita a scacchi per la maglia rosa di Milano è già iniziata. Per ora a caccia d'un briciolo di secondi, in attesa che le salite trasformino i secondi in minuti.Ganna sta benone, ormai è chiaro, prima di indossare per il secondo giorno la maglia rosa sul podio ha potuto fare in diretta tv anche gli auguri a mamma Daniela. Oggi, sulle colline che portano a Canale d'Alba, dovrà già tenere bene gli occhi aperti perché saranno in tanti a volergli sfilare il simbolo del primato. L'uomo jet di Verbania, Ganna, Bernal, Evenepoel. Prima, fino a 25 km dall'arrivo la scena se l'erano presa i primi tre fuggitivi del Giro 104: Filippo Tagliani (Androni Sidermec), Umberto Marengo (Bardiani) e Vincenzo Albanese (Eolo). Tre squadre professional italiane, chiamate proprio per movimentare la corsa e sùbito "in trincea".Dopo quel traguardo volante "illuminante", il gran ballo dei velocisti. Di livello.Rettilineo lunghissimo e leggera ma interminabile curva a destra prima del traguardo. Lo si era capito nella "ricognizione" a due ore dall'arrivo: i corridori non avrebbero visto lo striscione fino a 100 metri dal traguardo. Simone Consonni (Cofidis) pilota bene Elia Viviani. Sebastian Molano (Uae) fa lo stesso per Fernando Gaviria, ma poi stringe alle transenne il capitano, proprio mentre sta per lanciare lo sprint ai 350 metri. Da dietro piomba Merlier che rende inutile la rimonta di Giacomo Nizzolo (Trek Segafredo) campione d'Europa e d'Italia, come si capisce dal sul casco, in cui, per esorcizzare il pericolo virus, si è fatto disegnare una copia di un'autocertificazione già compilata con tanto di destinazione finale a Milano e causa di forza maggiore naturalmente Giro. Poi Viviani, quindi Dylan Groenewegen (Jumbo) alla prima volata dopo i 9 mesi di squalifica per aver provocato la terrificante caduta di Fabio Jacobsen in Polonia. «È la prima vittoria in una grande corsa a tappe e al mio primo Giro», spiega raggiante il belga. È uno forte davvero perché a tirargli le volate, quando c'è, si presta anche un certo Mathieu Van der Poel. Ci siamo capiti. Ah, quinto si è piazzato Peter Sagan (Bora). Ci giochiamo una fiches: oggi sulle colline del Roero dovranno tutti fare i conti con lui. --© RIPRODUZIONE RISERVATA