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Antonio Simeoli/ INVIATO A TORINOAdesso però, caro Filippo, tieni un po' di quella straordinaria, mostruosa, meravigliosa forza che hai dimostrato ieri a Torino nella prima recita del Giro per le Olimpiadi di Tokyo. Perché una medaglia d'oro nella crono su strada e qualcosa del genere con il quartetto in pista te la meriti davvero."TopGanna" è tornato, divorandosi a 58.7 km/h di media i quasi 9 km della crono inaugurale vestendo la prima maglia rosa, proprio come sette mesi fa a Palermo. In realtà, non se n'era mai andato il jet piemontese, intendiamoci, ma, dominate le tre crono del Giro d'autunno impreziosito anche da una vittoria sulla Sila, al Romandia dieci giorni fa aveva preso un paio di batoste contro il tempo, reduce però da massacranti allenamenti in pista in chiave olimpica.Niente di irreparabile, in molti anzi pensavano che proprio l'appuntamento olimpico lo avesse in qualche modo indotto a rimodulare la preparazione, invece no. Cosa sia accaduto l'ha spiegato direttamente lui prima di salire sul podio e vestirsi di rosa: «È stata una vittoria di testa, avevo preso una bella batosta al Romandia, mi ha fatto male, ma ancora una volta imparato che dalla fatica e dal sacrificio si riesce a tornare».È partito come un missile da Piazza Castello, presto dall'auricolare ha cominciato a non sentire nulla, ha dovuto quindi fare a meno delle preziose indicazioni dall'ammiraglia sulle trappole che presentava il percorso, filante di qua e di là del Po, ma con una serie di curve potenzialmente rischiose. «Ho lasciato la radio e navigato "a vista"», ha detto il campione. Spingendo un rapporto impressionante, un 60x11 con il quale qualsiasi corridore al mondo in questo momento si pianterebbe, meno lui che riesce a spingerlo in modo persino armonioso. Incredibili poi le curve. Tranne un paio di imperfezioni, il campione di Verbania solo 24enne, val la pena ricordarlo, non ha mai smesso di pedalare. Una meraviglia. Quarta crono di fila, mai nessuno come lui nella storia del Giro. Che bella notizia per l'Italia. Non l'unica, però, contrariamente a quanto era avvenuto nel Giro d'ottobre 2020. Perché, a 10" dal jet di Verbania, si è piazzato un suo coetaneo mantovano, Edoardo Affini, cronomen di razza da quest'anno alla Jumbo-Visma, formazione non a caso infarcita di specialisti contro il tempo. Il campione europeo juniores 2014 su strada e sempre continentale a cronometro stavolta tra gli under 23 quattro anni dopo, ha continuato la giornata perfetta per gli azzurri. Per minuti e minuti è rimasto sulla poltrona destinata al leader provvisorio. Che storia quella di Affini. Perché arriva da Mantova, la città in cui Learco Guerra, esattamente 90 anni fa proprio nella sua città, indossò la prima maglia rosa della storia.Avrebbe voluto dedicare la maglia alla sua gente, Affini, inizierà la lunga marcia verso Milano, dove già lo attende la crono della rivincita all'amico "Pippo", con una gran bella botta d'autostima.Che festa per l'Italia. Dietro, bene, un ritrovato Gianni Moscon (Ineos), decimo a 23", ma anche Alberto Bettiol (Ef), Alessandro De Marchi (Israel), che correva col braccialetto dedicato al povero Giulio Regeni, e tanti altri, compreso Vincenzo Nibali (Trek), che proprio per esser andato bene di diritto, e non solo per il palmares, val la pena tenere tra color che sognano la rosa, a Milano. E allora Viva Ganna, Affini, l'Italia che prova a ripartire, i tifosi. Lo scorso 24 ottobre Ganna vinse l'ultima crono in una Milano blindata, ieri sul percorso c'era tantissima gente. Con la mascherina, ma c'era. «Una cosa meravigliosa - ha detto Ganna - la si sentiva eccome. E quando sei stanco e le gambe tremano i tifosi si sentono e aiutano. Altro che». -- © RIPRODUZIONE RISERVATA