Fisco al bivio con l'Irpef a tre aliquote o alla tedesca

Tre mesi per mettere in campo la riforma del Fisco, che dovrebbe essere «epocale» al pari del Recovery plan, non sono molti. Così come non sarà facile per Draghi trovare un punto di mediazione tra forze della maggioranza che anche su questo tema la pensano in maniera molto diversa. Per questo si procederà per gradi. Intanto all'orizzonte si profila un nuovo decreto per prorogare l'invio delle cartelle esattoriali altrimenti previsto per maggio.Vista la situazione dei conti il governo, rimettendosi poi alla commissione di esperti che sarà nominata nei prossimi mesi e al lavoro del Parlamento, per ora ipotizza solo un alleggerimento graduale della pressione. Il Pnrr, per rispondere alle richieste dell'Europa che da tempo ci chiede di ridurre il peso sui redditi da lavoro e contrastare con maggiore efficacia l'evasione, si limita infatti a prevedere solo «una ulteriore riduzione del cuneo fiscale sul lavoro». La revisione dell'Irpef e l'impegno «a preservare la progressività» di questo tributo, resta sullo sfondo, anche perché richiederebbe risorse ingenti che oggi non ci sono. I tempi sono inevitabilmente lunghi: un eventuale decreto attuativo potrebbe vedere la luce a ottobre e il nuovo sistema quindi entrare in vigore non prima del 2023. Due i possibili modelli su cui si ragiona: da un lato la riduzione delle aliquote da 5 a 3, come chiedono da tempo i 5 Stelle; e dall'altro un sistema di aliquota progressiva sul modello tedesco, che invece piace a Pd e Leu. Il centrodestra, come è noto, a partire da Salvini, propone invece da tempo l'adozione di una flat tax, soluzione difficilmente praticabile per ragioni di bilancio e di equità. Al Mef, come semplice «esercizio di studio», hanno già simulato costi ed effetti dei due sistemi, arrivando a concludere che entrambi contribuirebbero a migliorare la situazione, a far crescere Pil e occupati, ma per entrambe servirebbero almeno 10-11 miliardi in più. Draghi si è impegnato personalmente con Bruxelles a presentare entro fine luglio una riforma complessiva. Per farlo terrà «adeguatamente conto del documento conclusivo dell'indagine conoscitiva avviata dalla commissioni parlamentari» che dovrebbe essere pronto entro fine giugno. In tutto sono 12 le direttrici di intervento che verranno proposte. Bella sfida e bella corsa contro il tempo. --P. BAR.© RIPRODUZIONE RISERVATA