L'urlo del mondo dello spettacolo «È l'ora di riaprire teatri e cinema»
la protestaA più di un anno dallo scoppio della pandemia le sale dei teatri sono ancora vuote, i sipari rimangono calati, i palchi deserti e, in occasione della Giornata mondiale del teatro, arriva forte l'urlo di protesta e di sfinimento dei lavoratori del settore dello spettacolo, che chiedono una riapertura dei luoghi della cultura. Da Milano, con il Coordinamento spettacolo della Lombardia, è partita la protesta con l'occupazione da ieri mattina del chiostro del Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello, a due passi dal Duomo. Da qui, dal primo teatro comunale di prosa d'Italia, fondato da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi per diventare un teatro d'arte per tutti, i professionisti del settore (tecnici, macchinisti, attori, sarti, registi, scenografi e studenti delle accademie) chiedono alle istituzioni «segnali concreti e di diventare il primo punto dell'agenda politica». Proprio ieri si sarebbe dovuta festeggiare la riapertura di teatri, cinema e musei saltata a causa dei numeri ancora troppo alti dei contagi. In tanti hanno ripiegato sullo streaming con eventi in tutta Italia. Tanti siti e tanti teatri hanno diffuso il messaggio ufficiale della Giornata affidato quest'anno alle parole dell'attrice inglese Hellen Mirren («La bellissima cultura del teatro vivrà finché ci saremo»). Ma la pazienza dopo tanti mesi di buio è al limite: «Servono una riforma, tutele, reddito di continuità e ragionare su come si tornerà a lavorare quando ci saranno le condizioni», dicono i lavoratori del settore. Come illustrato dal presidente Agis, Carlo Fontana: nel 2020 le perdite sono state di 583 milioni di euro; le imprese della cultura hanno registrato un calo del 76,7% degli incassi, con una flessione dell'80% degli ingressi, passati dai quasi 31 milioni di persone del 2019 ai 6,2 milioni del 2020 legati per lo più all'estate. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha assicurato che «gli aiuti non si fermeranno». --